Nessuna mappa caricata al momento per questo percorso.
Il Nostro itinerario:
si parte dall’abitato di San Lorenzo: dietro la chiesetta, leggermente sulla destra inizia il sentiero
che, dopo un breve tratto tra prati e cespugli dell’altopiano, svolta a destra e si porta sul ciglione dove prosegue, molto panoramico, verso est, sempre a picco sulla Valle.
Più avanti il sentiero si riporta, leggermente, più all’interno e, in mezzo ad ampi prati erbosi, raggiunge la cima del Monte Stena, da cui si ha una gran vista sulla Valle e sul retrostante altopiano carsico. Dalla cima del Monte Stena il sentiero
prosegue sempre verso est, scendendo rapidamente, di circa un ottantina di metri, fino ad incontrare il bivio con il sentiero
proveniente da Draga S. Elia. Qui si svolta a destra e si scende, per alcuni ripidi tornanti, verso la Valle. Raggiunta la pista ciclopedonale della Vecchia Ferrovia ci si dirige a destra, verso Trieste, attraversan-do un breve tunnel. Subito dopo, sulla sinistra, un cartello indica il sentiero che scende rapidamente verso l’abitato di Bottazzo. A metà discesa una piccola vedetta naturale offre un bello scorcio sull’intera Valle. A Bottazzo si effettuerà una prima sosta per il pranzo al sacco.
Dopo la sosta si riparte in direzione Trieste, costeggiando il Torrente Rosandra: dopo circa un’ora di cammino, raggiungeremo il rifugio CAI M. Premuda, per una piccola, ulteriore, sosta. Ripartiremo per un breve tratto su asfalto, che ci porterà a Bagnoli della Rosandra, dove , accanto al Teatro Preseren ed alla risorgiva carsica dell’ Antro di Bagnoli, ci aspetterà il pullman per il ritorno. (La cascata)
Lunghezza percorso circa 6/7 km; Dislivello tot: + 40 m in salita e – 350 m; ore 4 ca.
Qualche nota: A parte la stranezza di un canyon affacciato al mare, la Val Rosandra raccoglie, in così poco spazio, una straordinaria varietà di motivi di interesse, sia nei singolari aspetti naturali, che nei resti e ricordi di vicende storiche e preistoriche. Meno significativa, ma tuttavia più nota, è la Valle come palestra di roccia e luogo di escursioni in un ambiente per molti caratteri quasi alpino, con una flora ricca di piante esclusive. La peculiarità è la sua stessa origine, dovuta agli sconvolgimenti tettonici di pieghe e faglie che hanno aperto una breccia al corso d’acqua, la cui azione escavativa, iniziata milioni di anni fa, è ancora in atto, sia pure con efficacia enormemente ridotta. In epoca molto più recente, circa seimila anni fa, l’uomo giunse nella zona e trovò nelle caverne abbandonate dall’acqua e nelle favorevoli condizioni ambientali, gli elementi adatti ad un insediamento che durò fino alla venuta dei Romani. Con essi la Valle assunse la funzione, forse non nuova, di più diretta ed agevole via di comunicazione tra il retroterra ed il mare, servita probabilmente da una strada di cui non è rimasta memoria.
La conferma che i Romani conobbero molto bene la Valle deriva non tanto dalla presenza dell’acquedotto, quanto dai resti di posizioni militari sui più alti crinali, nelle grotte e sui castellieri abbandonati dagli Istri.La Valle acquistò nuova e straordinaria importanza nel Medioevo, quale unica via del traffico commerciale da cui dipendeva l’esistenza di Trieste, bloccata sul mare dalla Repubblica Veneta.
La Valle, al giorno d’oggi, è un luogo di svago e di ricreazione che ha nella dimensione verticale un richiamo in più rispetto al Carso. Per molti la Valle è la cascata del torrente tra pareti e ghiaioni, altri ne conoscono diversi sentieri, anche semi-scomparsi, per gli speleologi è l’enigma di diverse grotte; i rocciatori sanno dove sono i loro chiodi, i bagnanti le migliori vasche del fiume, i ciclisti la vecchia ferrovia, il botanico la fioritura del giglio carniolico. Tutti i triestini però, almeno qualche volta, ci sono stati, in quanto, La Val Rosandra è, innegabilmente, un luogo spettacolare che vale la pena di visitare.