TOUR DEL MONTEBIANCO
3 -9 AGOSTO 2014
 
Primo giorno domenica 3 agosto: da Les Houches al “Refuge de Miage”

La nostra prima tappa del Tour du Mont Blanc è dominata nella prima parte dalla parete di ghiaccio della Aiguille de Bionnassay e, in seguito, da quelle più lontane dei Dômes de Miage. La salita in funivia al Col de Voza evita una lunga e poco interessante ascesa al colle e permette di risparmiare le forze per poter affrontare più riposati le prossime tappe.

Dall'ufficio turistico di Les Houches si procede lungo la strada asfaltata in direzione ovest e in un quarto d'ora circa si raggiunge la stazione di partenza della funivia (Téléphérique de Bellevue). Dalla stazione superiore della funivia a La Chalette (1801m) si scende in pochi minuti al vecchio Hotel Bellevue, ormai abbandonato, nei pressi del percorso del Tramway du Mont Blanc.
Da un bivio poco a monte di Bellevue il sentiero entra nel bosco che ricopre il ripido fianco della valle di Bionnassay. Superato un cancello un bivio che conduce a Bionnassay, si prosegue dritti superando un nuovo cancello per arrivare alla radura dell'Are con splendide vedute verso il ghiacciaio. Una ripida discesa conduce allo spettacolare ponte metallico sospeso che permette di superare il torrente. Il sentiero prosegue ora in salita e, ad un nuovo bivio che conduce ancora una volta a Bionnassay, si prosegue dritti sempre salendo in direzione del Col de Tricot, 400 metri più in alto, e superando a svolte una ripida scarpata sassosa. Si giunge quindi ad un bel pianoro erboso, dove si trovano i resti degli Chalets de Tricot, ricoperto di rododendri e dal quale si può ammirare l'Aiguille du Goûter e Bionnassay a monte del ghiacciaio e indovinare, dall'altra parte della valle, il percorso del Tramway du Mont Blanc. Superato un ampio canalone erboso grazie al ripido sentiero, si giunge finalmente al Col de Tricot (2120m, 2h), che divide la valle di Bionnassay a nord e quella del Miage a sud. Sulla sella si trovano resti di un alpeggio e si possono già vedere, quasi 600 metri più in basso, raggiungibili con una davvero ripida discesa a zig zag, gli Chalets de Miage (1559 m, 3/4h). Posto fra gli chalets troveremo il nostro Refuge de Miage, presso il quale pernotteremo. La valle, al margine della distesa acquitrinosa dei Paturages de Miage, chiusi dalle pareti ghiacciate dei Dômes e dalla piramide dell'Aiguille de Bionnassay (scura da questo lato), è percorsa da una strada sterrata per fuoristrada, che la collega al fondovalle.

 
Secondo giorno lunedì 4 agosto: dal Chalet de Miage al Chalet de la Balme

Da qui il TMB supera un ruscello e conduce su una pista dalla quale, superato un ponte, un segnale indica a sinistra il sentiero per Le Truc e Les Contamines. Il percorso supera facilmente, attraversando un bosco, i 160 metri di dislivello che portano al pianoro ed allo Chalet du Truc (1720m, 40').
Il rifugio si trova su un ampia radura e da qui i ghiacciai sembrano ancora più vicini di quando li si osservava dai prati del Miage. In direzione opposta, la vista spazia dalla Val Montjoie più in basso fino alla Valle dell'Arve.
Si prosegue scendendo la strada sterrata per circa 15 minuti e al primo tornante si prende a sinistra il sentiero con indicazioni per Les Contamines. Si scende attraverso un bosco e si raggiunge nuovamente la strada che si segue fino a raggiungere il posteggio in località La Frasse (1263m). Seguendo le indicazioni, si prosegue in discesa in direzione di Les Contamines attraversando la parte alta del paese grazie ad alcune scorciatoie che tagliano la strada, e si superata la chiesa, in pochi minuti si raggiunge, prendendo a destra sulla strada principale, l'ufficio del turismo di Les Contamines-Montjoie (1167m, 1h 10' / 1h 50').
Per raggiungere il campeggio, a due chilometri di distanza dal paese, si percorrono, in direzione sud, seguendo le indicazioni per Notre Dame de la Gorge, la strada prima e poi il sentiero segnalato che se ne distacca. Oltrepassato un ponte sul torrente, si continua sulla strada e in pochi minuti si raggiunge il Camping Le Pontet (1185m - 2h e 20' dal Refuge de Miage)
Dal camping le Pontet (1185m) si segue l'ampio sentiero in direzione sud che risale il fiume e conduce alla graziosa chiesetta di Notre Dame de la Gorge (1210m, 2h e 40'). Si inizia quindi a salire sulla ripida strada romana, scavata in buona parte nella roccia, che dapprima raggiunge un arco, naturale visibile con una breve deviazione sulla destra e, poco dopo, quando la pendenza diminuisce, supera il bel Pont de la Téna, prima di giungere al Refuge Nant Borrant (1460m). Entrati adesso nella Réserve Naturelle des Contamines-Montjoie, si attraversa un ruscello e, in un quarto d'ora, si raggiunge un bivio che a sinistra, a 100 metri di distanza, conduce ad un'area sul fiume in cui è autorizzato il campeggio. Il TMB entra ora in un'ampia conca di pascoli, che ha sullo sfondo le belle vette calcaree dell'Aiguille de la Pennaz, e conduce al Refuge de La Balme (1706 m, ore 4 e 30')

Terzo giorno martedì 5 agosto: dal Chalet de la Balme al Refuge Les Mottets

Lasciato il rifugio seguiamo, per qualche minuto, la pista per fuoristrada che sale lungo il fianco della montagna, per prendere un sentiero che se ne distacca a sinistra e sale ripidamente fra le rocce, a zig zag, per circa 30 minuti fino a raggiungere il paludoso Plan Jovet e i due successivi bivi per i laghi Jovet. Il TMB supera un' altro tratto roccioso e raggiunge il Plan des Dames, dove un grande cumulo di massi si dice che segni il punto in cui una dama e la sua damigella persero la vita durante una tempesta di neve. Aggiungere una pietra al cumulo, che ricorda un "chorten" nepalese, è un rituale al quale non ci si può sottrarre. 300 metri più in alto è visibile il Col du Bonhomme (2329m, 2h ), spesso circondato da larghe chiazze di neve, a cui il sentiero, sulla destra della vallata, arriva salendo a tornanti e dividendosi in varie tracce. Un piccolo riparo in legno offre protezione dalle intemperie; se il tempo invece lo consente,è possibile spingere lo sguardo lungo la Val Montjoie a nord e il Vallon de la Gittaz a sudovest, dove si trova il Lac de la Gittaz e il più ampio Lac de Roselend, e verso cui discende uno dei sentieri che partono dal colle.
Dalla sella il TMB prosegue in salita sulla sinistra, in una zona più rocciosa e selvaggia della precedente e apparentemente minacciosa se affrontata con tempo inclemente. Superati alcuni ruscelli, si giunge ad un grande ometto di pietra che segna il Col de la Croix du Bonhomme (2483m, 3h), da cui verso sud il panorama si allarga verso le vette della Vanoise, protette dal più noto Parco Nazionale delle Alpi francesi. Il Refuge de la Croix du Bonhomme si trova a 5 minuti di cammino, una cinquantina di metri sotto il colle in direzione sud.

Se si deciderà di proseguire per la variante del Col de Fours (per esperti e non consigliata in caso dei maltempo) non sarà necessario, a meno di altre necessità, scendere fino al rifugio, ma bisognerà prendere il sentiero che a sinistra conduce fino ad un traliccio dell'elettricità e quindi seguire le indicazioni. Dal Col de la Croix duBonhomme al Refuge Les Mottets bisogna prevedere circa tre ore di cammino. (ore 4 dal Refuge de la Balme)

Dal Rifugio dela Croix du Bonhomme per recarsi a Les Chapieux, si prende il sentiero a sinistra che attraversa una serie di prati e ruscelli prima di scendere, abbastanza ripidamente, verso sud in direzione degli Chalet de Plan Varraro (2006m). Lasciate le baite a sinistra, si scende ancora rapidamente fino agli Chalets de la Raja (1789m), dove si svolta a destra, si attraversa un ponte e si segue una pista per fuoristrada che contorna una collina sulla sinistra. Ad un bivio si prende la strada più bassa con indicazione per il Refuge de la Nova e, poco dopo, sulla sinistra, si segue il sentiero che, tagliando per i pascoli, conduce al minuscolo paese di Les Chapieux (1550m, 5h ca.), adagiato in un'ansa della Vallée du Glaciers, e all' Auberge de la Nova, l'unico rifugio che qui si può trovare.
Giunti alle baite della Ville des Glaciers (1789m), dove la variante del Col des Fours si riunisce al percorso ufficiale, la conca della valle di apre ancor di più a mostrare sulla sinistra la mole rocciosa del Mont Tondu. Si gira a destra e, attraversato il Torrent des Glaciers, si segue la pista per fuoristrada che risale la valle fino alle rovine di un vecchio hotel. A circa mezz'ora dal ponte si giunge ad un ex cascinale, ora trasformato nel Refuge des Mottets (1870m, ore 6/7 ca.).
Il posto ha davvero un'atmosfera particolare, con le vecchie stalle diventate dormitori e antichi attrezzi del mestiere trasformati in decorazioni. Il rifugio è l'ultimo posto, prima del rifugio Elisabetta, dove è possibile rifornirsi d'acqua.

 
Quarto giorno mercoledì 6 agosto: dal Refuge Les Mottets al Rifugio Maison Vieille

Note: questa tappa del Tour du Mont Blanc, attraversando il Col de la Seigne, ci porta in Italia dopo tre giorni passati ad esplorare il lato francese del massiccio. I panorami che si potranno godere sono fra i più celebrati dagli viaggiatori di tutti i tempi: le Pyramides Calcaires, i pascoli della Lex Blanche e i pendii scistosi del Mont Fortin e del Mont Percé a inquadrare la vetta del Bianco, l'Aiguille Noire de Peutérey, il Dente del Gigante e les Grandes Jorasses. E' anche una tappa del Tour du Mont Blanc, tra l'altro, troppo spesso evitata nel fondovalle da chi, per il poco tempo a disposizione, decide di rientrare in pullman a Courmayeur. Essa, invece, si rivela essere una parte tra le più spettacolari del Giro, almeno fino agli impianti sciistici dello Chécrouit. Magnifici sono i panorami verso i ghiacciai del Miage e della Brenva e verso l'intero versante italiano del massiccio, su cui spiccano l'obelisco roccioso dell'Aiguille Noire, i Piloni e le seraccate del Frêney e del Brouillard.

Dal rifugio il percorso del TMB per il valico di confine non è particolarmente lungo né arduo, benché abbia alcune brevi sezioni ripide. Dapprima il sentiero è ampio e guadagna quota dolcemente, poi si trova a percorrere alcuni tratti fangosi. Raggiunti i pascoli in quota, si entra in un canalone scavato da un torrente e, con facilità, si supera l' ultimo pendio che conduce al Col de la Seigne, posto al confine tra Francia ed Italia (2516m, 2h).
Da qui il panorama si apre sull'intero versante italiano del massiccio, con l'infilata della Val Veny e della Val Ferret, le Pyramides Calcaires in primo piano e, più lontane, le spettacolari Aiguille Noire du Peutery, il tutto dominato dalla vetta del Monte Bianco.
Il sentiero che scende verso il Vallon della Lèe Blanche, semplice in condizioni di tempo buone, può rivelarsi insidioso se la visibilità fosse scarsa o se si trovassero ancora chiazze di neve. A 10 minuti circa dal colle, il sentiero raggiunge una vecchia casermetta, ora trasformata in museo e, più a valle, superato un guado e ormai divenuto comoda carrareccia, costeggia l'ampio pianoro erboso ai piedi delle Pyramides Calcaires fino a raggiungere l'Alpe inferiore de la Lèe Blanche, che si affaccia sul Piano di Combal. A sinistra, già visibile e raggiungibile con un breve sentiero, belvedere sul ghiacciaio della Lèe Blanche e sull'Aiguille de Trélatête, si sale al Rifugio Elisabetta (2200m, 1h 30').
Dal Rifugio Elisabetta si discende all'Alpe Inferiore della Lex Blanche dove, dal Lac Combal, giunge una strada sterrata, evitabile in alcuni tratti tagliando per evidenti sentieri fino al fondovalle. Da qui si segue la strada costeggiando il lago, lungo un tratto pianeggiante ma non per questo paesaggisticamente meno interessante, fino al ponte di Combal (1950m, 3h ca., oltre il quale comincia la strada asfaltata della Val Veny che in circa 40 minuti raggiunge Visaille e il capolinea dei pullman per Courmayeur.
Per continuare a seguire il TMB, circa cinquanta metri prima del ponte, sulla destra, il sentiero porta dapprima ai ruderi dei casolari dell' Alp Vieille inferiore (2072m) e poi, salendo in maniera più decisa, attraverso i pascoli con panorami sempre più ampi sul ghiacciaio del Miage, a quelli dell' Alp Vieille superiore (2302m). Tutto il versante sud del massiccio è ora visibile e più si continua a salire più si mostra in tutta la sua impressionante grandezza. Lasciata l' Alp Vieille superiore, infatti, il sentiero guadagna ancora quota, superando sulla sinistra una spalla che discende dal Mont Favre e, in 20 minuti circa, raggiunge, ad un colle, la massima altitudine di questa tappa (2430m, 5h ca.). Si discende quindi a mezza costa, superando un torrente e un piccolo laghetto, e, perlopiù su pendii erbosi, ma a volte anche fra gli alberi, attraversato un canalone, si raggiunge dapprima il lago Chécrouit (2165m) e in seguito il Col Chécrouit, dove si trova il Refuge la Maison Vieille (1956m, 7h ca.). Il paesaggio, pur deturpato dalle infrastrutture del comprensorio sciistico, offre comunque belle vedute attraverso la valle.

Quinto giorno giovedì 7 agosto: dal Rifugio Maison Vieille al Rifugio Bertone

Da qui sarebbe possibile scendere a Courmayeur, dapprima in seggiovia e poi in funivia.
Per continuare l'itinerario, dal rifugio si deve seguire, a destra, una pista con indicazioni per Dolonne. Al successivo incrocio si terrà ancora la destra e, a 5 minuti circa dal rifugio, si troverà sulla sinistra il sentiero segnalato TMB. Dapprima in piano, poi in discesa, si raggiungono il Rifugio Randonneur (1890m) e, superati gli impianti di risalita, a seguire, i casolari di Plan Chécrouit (1701m) e una strada sterrata. Si prende a destra e, circa 10 minuti più tardi, un'indicazione per il TMB segnala a sinistra un sentiero che permette di tagliare parte della strada, alla quale si ricongiunge in seguito. Dopo un tornante, un altra scorciatoia sulla sinistra attraversa il bosco e ci conduce, ripidamente, sulla strada asfaltata appena sopra il paese di Dolonne (1210m, 1h 30'). Si attraversa il paese e, superato il fiume, si segue la strada che conduce al centro di Courmayeur (1228m, 2h ca.)
Scesi alla piazza della chiesa di Courmayeur (1226m) riprendiamo l'itinerario del TMB che si insinua, fra la chiesa stessa e la casa delle guide, nella stretta via che presto diventa Strada del Villair. Si rimane sulla strada che, in salita, conduce fuori da Courmayeur attraverso giardini ed edifici fino al limite superiore di Villair (1327m), dove da asfaltata diventa sterrata; la si continua a percorrere fino a un bivio ben segnalato e, tenendo la sinistra, si attraversa il ponte sul torrente. Poco dopo, sulla sinistra, un sentiero fra gli alberi permette di tagliare alcuni tornanti della strada, alla quale in breve si ricongiunge. Si gira a destra e dopo pochi passi si prende a sinistra il sentiero, segnalato TMB, con indicazioni per il rifugio Bertone (1460m, 3h ca.).
Lasciata la strada, salendo fra gli alberi e attraversando rari spazi aperti, il sentiero, ben tracciato, presenta tratti molto ripidi e vari tornanti, ma, preso ad un passo tranquillo e senza fretta, può risultare comunque piacevole. Dal bivio sulla strada, in circa 1 ora e 1/4 si raggiunge, appena sopra il limite di vegetazione, l'abitato di Le Pré, dominato dal Rifugio Bertone (1989 m, 4h ca.).
Subito prima di arrivare al rifugio si può godere di una meravigliosa vista del Monte Bianco, dell'Aguille Noire e, 700 metri più in basso, di Courmayeur.

Sesto giorno venerdì 8 agosto: dal Rifugio Bertone al Rifugio Elena

Seguendo il sentiero a destra del rifugio si raggiunge una tavola panoramica (2030m) presso la quale il sentiero si divide: a sinistra procede per la Val Ferret lungo il nuovo percorso del Tour del Monte Bianco, a destra, invece, si inerpica verso la cresta del Mont de la Saxe. Prendendo il bivio a destra, il sentiero percorre il versante del Mont de la Saxe che dà sulla Val Ferret, donando magnifiche vedute verso il Col de la Seigne, con l'Aguille Noire e le Grandes Jorasses a far da quinta, e verso il Monte Bianco con i suoi ghiacciai e le sue pareti rocciose. Il sentiero si insinua ora fra boschetti di ginepri e di larici e cespugli di mirtilli, poi attraversa prati offrendo sempre viste impagabili ad ogni passo: quando si biforca a monte delle rovine dell'Alpe Lechey (1938m) si prosegue mantenendosi sul sentiero principale attraverso alcuni pascoli e in 30 minuti si arriva alle stalle dell'Alpe Léche (1929m). Il percorso ora guadagna quota e quindi continua nuovamente a mezza costa.
Entrati nel Vallon d'Armina, si scende verso il torrente. Si supera il torrente grazie a un ponticello, quindi si scende verso le baite dell'Alpe Arminaz (2033m, 2h ca.) dove il sentiero piega improvvisamente a destra e si congiunge ad un altro sentiero. Il TMB prosegue invece sulla sinistra, aggirando, con una leggera discesa, una collinetta e passando in mezzo ad un bosco di larici, prima di raggiungere l'Alpe Sécheron. Si passa a monte delle baite e si prosegue fino a giungere ad un altro bivio in circa 20 minuti. Si prende il sentiero a destra e si sale il ripido pendio per raggiungere il Rifugio Bonatti (2025m, 3h ca.).
Lasciato il Rifugio Bonatti si risale in pochi minuti fino alle baite dell'Alpe Malatrà, dove si prende, a sinistra, il sentiero che attraversa il vallone. Si superano tre torrenti, il secondo dei quali offre la visione di una bella serie di cascatelle, e si prosegue sulla sinistra scendendo verso i casolari in rovina dell'Alpe Gioè (2007m). Si passa in mezzo alle rovine e, quando il sentiero si biforca, si prosegue sempre diritto risalendo verso il crinale. Una volta che lo si è raggiunto, a circa venti minuti dal rifugio, il sentiero inizia a scendere, e permette di cominciare ad osservare la grande parete morenica dal ghiacciaio di Pré de Bar che si trova quasi alla fine della valle.
Il fianco della montagna è qui ricco di rododendri, mirtilli e larici, e la vista offre bei paesaggi mentre il sentiero, con moderati saliscendi, conduce verso l'inizio della Val Ferret, attraversando lungo il percorso diversi piccoli ruscelli. In poco più di un'ora si raggiunge la baita ristrutturata dell'Alpe Arnouva (2003m), all'incrocio del sentiero per il vallone di Belle Combe, dove, piegando a sinistra in direzione di Courmayeur, si inizia la ripida discesa a svolte verso il fondo della valle, che si raggiungerà nei pressi dello Chalet Val Ferret (1784m, 5h ca.) a poco meno di due ore dalla partenza dal rifugio Bonatti. Nelle vicinanze si trova il capolinea del pullman che in circa 45 minuti potrebbe condurre a Courmayeur: gli orari di partenza sono segnati sulla palina e i biglietti si possono acquistare a bordo.
Dallo Chalet Val Ferret si segue la strada asfaltata per circa 100 metri, si svolta a destra per attraversare un torrente e si prosegue fino ad un posteggio. Da qui si può scegliere se prendere il sentiero che sulla destra sale lungo il fianco della montagna o proseguire lungo la più noiosa strada non asfaltata (i tempi di percorrenza sono pressoché uguali). Il sentiero, sempre in salita, raggiunge un gruppo di baite in rovina e supera un torrente su un nuovo ponticello, prima di affrontare l'ultima ripida salita verso il Rifugio Elena (2062m, 6h ca.). Costruito addossato al fianco della montagna perchè fosse protetto dalle valanghe (il precedente rifugio negli anni '50 è andato distrutto proprio in questa maniera), il rifugio offre una magnifica vista, appena al di là della valle, del ghiacciaio Pré de Bar, che scende dal Mont Dolent, e della parete est delle Grandes Jorasse

 
Settimo giorno sabato 9 agosto: dal Rifugio Elena a La Fouly (CH)

Note: la nostra ultima tappa del Tour du Mont Blanc saluta il versante italiano del massiccio per entrare nella idilliaca Val Ferret svizzera: la vetta del Monte Bianco non sarà più visibile, se non percorrendo le ultime tre tappe del TMB (che non faremo) e fino a che non si supererà il confine tra la Svizzera e la Francia.
Pascoli, alpeggi, paesaggi bucolici e villaggi che sembrano fuori dal tempo caratterizzano le prime due tappe in territorio elvetico, che, percorrendo tutta la valle, permettono di arrivare a Champex, il pricipale centro turistico attraversato dal TMB in Svizzera.

Due sono i sentieri che, a monte del Rifugio Elena, permettono di attraversare la frontiera, ma è quello più a sud (e più alto) che viene percorso dal TMB. Dietro il rifugio, il facile e popolare sentiero si allontana dal ghiacciaio e dapprima gira a destra per superare il crinale e poi, con una serie di zig zag, raggiunge un gruppo di casolari in rovina, nei pressi dei quali è possibile trovare dell'acqua. Passate le rovine, il sentiero sale ancora un poco prima di piegare a sinistra ed arrampicarsi verso il Col du Grand Ferret (2537m, 1h 30'). Il passo permette per la prima volta di gettare lo sguardo in Svizzera, dove il paesaggio, rispetto a quanto ci si è lasciati alle spalle, risulta meno drammatico. Solo l'innevata Grand Combin, è degna di attenzione verso est, mentre, guardando a nordovest, lungo lo spartiacque, interessante da osservare è il Mont Dolent e alla sua sinistra l'Aiguille de Triolet. In ogni caso è volgendo lo sguardo alle proprie spalle che il paesaggio offre una vista impagabile, con l'infilata della Val Ferret e della Val Veny con il Col de la Seigne in lontananza. Una tavola di orientamento aiuta ad identificare i punti più interessanti del panorama.
Spesso la neve permane per tutta l'estate sul versante svizzero del colle, dove i declivi erbosi sono punteggiati di pozze d'acqua. Il sentiero è decisamente ben segnato: dapprima piega a sinistra, quindi gira verso est. A circa 8 minuti dal colle, un sentiero sulla sinistra si allontana dal percorso del TMB e conduce, a breve distanza, ad uno spettacolare belvedere che permette di abbracciare per quasi tutta la sua lunghezza la Val Ferret svizzera. Rimanendo sul sentiero principale, si percorre a mezza costa tutta la valle laterale, tenendo le montagne sulla sinistra, fino a raggiungere l'alpeggio di La Peule (2071m, 3h ca.). Il percorso classico del TMB da qui segue la strada sterrata che in discesa raggiunge in circa 30 minuti a fondovalle un ponte sulla Drance de Ferret (1775m). Si attraversa il ponte e si risale sull'altra sponda fino ad una strada asfaltata appena sotto una fattoria. Questa è l'unica abitazione visibile in questa parte della valle, che si insinua stretta da entrambi i lati verso nord ovest. Si prosegue lungo la strada che in 20 minuti circa dal ponte conduce al piccolo paese di Ferret (1705 m) e, poco più avanti, al centro turistico di La Fouly (1600 m; ora 4 ca.).

A La Fouly troveremo il nostro pullman con il quale, dopo il tradizionale “pic-nic” percorreremo tutta la Val Ferret svizzera, fino ad Orsières, per poi rientrare in Italia attraverso il Passo del Gran San Bernardo.

°°°°°°°°°°°°

Note finali: per questo nostro tour, per il quale non sono previste particolari varianti più impegnative, in considerazione delle non eccessive quote raggiunte, nonché della tipologia dei sentieri, molto frequentati e ben segnalati, non riteniamo sia necessario portare con sé particolari attrezzature. Si consiglia, per ogni evenienza, in aggiunta al solito equipaggiamento per i trekking di più giorni, di aver nello zaino un paio di ramponcini da ghiaccio, viste le abbondanti nevicate della scorsa stagione invernale e primaverile. Sarà cura dei coordinatori di dotare il gruppo di quant' altro si ritenga possa servire (una corda, dei moschettoni, kit sanitario ed altro).

Coordinatori: Gobbo Giampiero, Rossi Paolo, Palese Walter