Programma di massima per il Trekking delle Orobie Bergamasche

1° Giorno – Da Valcanale al rifugio Laghi Gemelli
Dalle case di Ardesio si raggiunge l’ abitato di Valcanale (987m ), dove contiamo di parcheggiare.
Si imbocca la mulattiera n .220 che in direzione W, si snoda, parallela al torrente Acqualina, salendo prima alla baita Pianscuri (1292 m) e, quindi, al rifugio Alpe Corte (1410 m). Situato in una conca protetta dalle imponenti pareti nord del Pizzo Arera, è punto di appoggio per le escursioni al lago Branchino ed alla baita di Zulino, per noi primo punto di sosta.
Dal rifugio si imbocca il sentiero n. 216, che si snoda in piano tra i pascoli e risale poi, dolcemente, la valle della Corte; mantenendosi parallelo al corso del torrente, raggiunge, in breve tempo, la baita Corte di Mezzo (1669 m) e, successivamente, quella di Corte Alta (1885 m).
Dopo opportuna sosta, si avanza, per un breve tratto, in direzione N, piegando decisamente a sinistra, verso NO. Si giunge poi al passo dei Laghi Gemelli, a quota 2139 m, oltre il quale, costeggiando la sponda occidentale dello specchio d’acqua, si raggiunge il rifugio Laghi Gemelli (1968 m).
Tempi e difficoltà:   disl.  + 1100 m; -  200 m - diff. E   -  4 ore – Km 8

2° Giorno – Dal rifugio Laghi Gemelli al rifugio Fratelli Calvi
Dal rifugio Laghi Gemelli, si imbocca il sentiero 213, che perde quota in direzione del lago di Pian Casere (1814 m), del quale si costeggia la sponda nord-orientale, fino a raggiungere il lago Marcio (1814 m), compiendone il perimetro occidentale fino allo sbarramento. Superatolo si giunge ad un bivio dove si sceglie il ramo di destra (sempre segnavia 213), che conduce alla diga del lago di Sardegnana (1907 m).
Si attraversa ora un corso d’acqua e ci si inoltra nei boschi, compiendo leggeri saliscendi a S del monte Sardegnana. Più avanti si raggiunge la baita Cabianca, dove si incontra, a sinistra, il sentiero n 247, che si ignora, proseguendo sempre in direzione E; poco più avanti si tralascia il segnavia n 236, che conduce al lago di Val di Frati (1941 m) e, dopo aver superato alcuni corsi d’ acqua, si conquista la baita della Capra, dove ci si ricongiunge alla carrareccia n 210 che, proviene dal paese di Carona.
Da qui si continua fino a pervenire alla diga di Fregablogia, costeggiando il lago omonimo sulla sinistra, e poi, superata la baita della Mersa (1896 m), guadagniamo, in breve tempo, il rifugio Fratelli Calvi (2015 m).
Data la brevità del percorso, raggiunto il rifugio Calvi, sarà possibile, meteo permettendo, salire al passo Portula (2278 m), ed alla cima del Monte Madonnino (2502 m). Ritorno a ritroso.
Tempi e difficoltà:  disl. + 400 m; - 350 m  -  diff. E   -  4 ore  - Km 12

3° Giorno – Dal rifugio Fratelli Calvi al rifugio Baroni al Brunone
Dal rifugio Fratelli Calvi si prosegue in direzione NE, lungo il sentiero n.225, che supera il piccolo lago Rotondo e, dopo aver attraversato un rio, corre parallelo al fiume Brembo, che successivamente varca più volte. dirigendosi alle baite del Poris (1988 m). Continuando verso E, in ambiente sempre più aspro, si avanza tra le cime del Pizzo del Diavolo di Tenda (2916 m) e del Pizzo di Poris (2712 m), fino a guadagnare, con una ripida salita, il passo di Valsecca (2496 m), attraversando una zona popolata da numerosi stambecchi. Si scende ora ripidamente su sentiero sassoso al bivacco Frattini (2125 m), che costituisce l’unico riparo in quota prima del rifugio Brunone. Qui il sentiero piega decisamente a sinistra, dirigendosi a N, continuando la discesa nella Valle del Salto; riprende quindi a salire, tra ripidi pascoli e tratti sassosi, oltrepassando numerose vallette e ruscelli fino a congiungersi al sentiero n. 227, che proviene dall’abitato di Fiumenero, sul fondovalle. Superato un ulteriore corso d’acqua si guadagna, in breve tempo, il rifugio Baroni al Brunone (2295 m) posto alle pendici del pizzo di Redorta .
Tempi e difficoltà:   disl. + 1000 m; - 700 m -  diff. EE -  5/6 ore  -  km  11

4° Giorno – Dal rifugio Baroni al rifugio Coca
Questa tappa può essere compiuta seguendo due diversi sentieri, che portano entrambi al rifugio Coca (1892 m), punto di appoggio per le ascensioni al Pizzo ed al Passo omonimi. Quello descritto si sviluppa ad altitudini più elevate, lambisce il colletto del Simal (2712 m, punto più alto del Sentiero delle Orobie) e risulta impegnativo anche per la presenza di tratti attrezzati.
Dal rifugio Baroni al Brunone si imbocca il sentiero n. 302 guadagnando prima la sella dei Secreti (2650 m) e, di seguito, il colletto del Simal. Si scende quindi lungo un canale franoso camminando su una zona detritica che precede il Forcellino (2475 m) dove, nel tratto di discesa, ci si aiuta grazie
a catene in metallo. Si arriva al lago di Coca (2108 m) dove si svolta a destra in direzione S, giungendo al rifugio omonimo (1892 m).
Tempi e difficoltà:  disl. + 850 m; - 450 m -  diff. EE -  5/6 ore  - Km  6                   

5° Giorno – Dal rifugio Coca al rifugio Curò
Questa traversata si snoda a S del Pizzo di Coca (3050 m) e conquista il lago del Barbellino che sorge a S del Pizzo del Diavolo (2926 m). Dal rifugio Coca si sale, lungo il sentiero n. 302, alla baita omonima, dove si imbocca il sentiero n. 303 che punta verso NE, in direzione del passo del Corno. Varcato il torrente che scorre poco oltre una baita, si guadagna quota, deviando a destra, fino ad oltrepassare la Valle del Polledrino, per poi continuare l’ascesa verso il valico suddetto, a 2220 m di altitudine.
Dopo aver superato alcuni pendii, si raggiunge un pianoro e la diga di Valmorta (1798 m) guadagnando, infine, il bacino del Barbellino (1862 m) da cui il sentiero piega decisamente a destra, in direzione SE, portando in breve al rifugio Curò (1895 m).
Tempi e difficoltà: disl. + 600 m; - 550 m -  diff. EE -  3/4 ore  -  Km  6

6° Giorno – Dal rifugio Curò al rifugio Tagliaferri
Anche questa tappa può essere percorsa con due diversi itinerari.
Quello descritto per primo è il più impegnativo. (A)
Dal rifugio Curò si costeggia, per pochi minuti, il lago Barbellino fino ad incontrare, sulla destra, il torrente che scende dalla val Cerviera (ponte di legno). Si risale costeggiando le cascate e si percorre, poi, un tratto di valle che conduce ad un altro tratto più ripido, che permette di superare un salto di roccia allietato da una cascata. Ora ci si trova in un ampio pianoro (2234 m – deviazione sulla destra per i laghi della Val Cerviera ). Si affronta invece, sulla sinistra (E), un altro tratto ripido e, di seguito, si prosegue fino allo spartiacque con la val Bondione. Si attraversa la testata di questa, (incrocio con sentiero 322 che sale da Lizzola) fino al passo di Bondione (2633 m) e si scende un poco nell’alta valle del Gleno. (eventuale salita alla cima del monte Gleno - 2883 m ). Si risale fino al passo di Belviso (2518 m), incontrando il sentiero 410, che proviene da Bueggio, e, scendendo prima sul versante valtellinese, poi tornando su quello scalvino, si incrocia il sentiero 413 ed, in pochi minuti, si giunge al rifugio Tagliaferri (2328 m).
Come alternativa è possibile raggiungere il rifugio Tagliaferri con questo percorso più semplice. (B)
Si percorre la comoda mulattiera che sale al lago naturale del Barbellino (2188 m). Contornando la sponda sinistra (N) del lago si sale, costeggiando il fiume Serio, poi, a quota 2300 m circa, si piega a destra (E), puntando alla larga sella del passo Grasso di Pila (o passo Barbellino).
Salendo, si costeggiano i graziosi laghetti di Pila , posti a circa 2350 m, giungendo infine al passo.
Si scende quindi per il versante valtellinese, dapprima in una piccola conca, per poi immettersi, all’‘interno di un ripido canalone per lo più erboso, fino a quota 1998 m, dove si incrocia un pianeggiante sentiero che va seguito verso dx, lungo il quale si giunge, in breve a malga Pila; da qui, riprendendo a salire la testata della Val Belviso, si arriva al passo di Venano (2335 m), rientrando così nel versante bergamasco.
Pochi metri oltre il passo si trova il rifugio Nani Tagliaferri (2328 m ).
Tempi e difficoltà
Percorso A: disl. + 800 m; - 400 m - diff. EE  - 4/5 ore  -  Km  8,5
Percorso B: disl.  + 1230 m; – 850 m - diff. E  - 5/6 ore  -  Km  12

7° Giorno – Dal rifugio Tagliaferri  a Ronco di Schilpario – sent. 413
Dal rifugio Tagliaferri , con percorso in dolce discesa, si raggiunge quota 2202 m. Da questo punto seguendo la mulattiera e i suoi ampi tornanti, in costante discesa e vari attraversamenti di ruscelli si giunge alla conca di Venano di Sopra (1850 m). Scendendo ulteriormente  troviamo la malga di Venano e successivamente,dopo aver attraversato il torrente (ponte di legno), si giunge a quota 1650 m (Venano di Mezzo). Rimanendo sulla destra del torrente, si scende nel bosco incrociando la deviazione per le cascate (sin). Ignoratala, si continua su mulattiera, che scende in modo regolare tutta la valle del Vo e, alla fine di questa, arriviamo a Ronco di Schilpario (1075 m).Tempi  e  difficoltà:  disl.  - 1250 m;    diff.  E;     3  ore   -   Km 11,5.