Colfosco (T)
02 Aprile 2018 – ore 8,30

Amena passeggiata tra le Colline di Colfosco (T)
Un Lunedì di Pasqua tra i vigneti di Colfosco ed il Castello di S. Salvatore.
Seguirà pic-nic autogestito presso la Casa dell’Amicizia di Colfosco.

Coord.: Breda L. e F. – Severin L. (Km 50 = € 15) (Cartina Locale)

Itinerario macchine:
Biadene – Volpago – Nervesa – Ponte della Priula. Alla rotonda di fronte alla Chiesa a girare sinistra. poi, giunti in località Colfosco, girare a destra per Via Baracca. Poco prima della Chiesa parrocchiale girare a sinistra per giungere al parcheggio della “Casa dell’Amicizia” da cui avrà inizio e fine l’escursione.

Itinerario escursione:
dalla Casa dell’Amicizia si prende, a sx, la via Canareggio e poi si va a dx lungo una strada secondaria in leggera salita, Via San Luca, che poi diventa Via Casonetti, per poi ritornare nella strada principale, Via S. Daniele. Dopo averla percorsa per un breve tratto, si gira a destra e si prende una strada bianca, a lato dei vigneti, da cui si ha una spaziosa vista sul Castello di San Salvatore ed il circondario.
Si prosegue diritti per poi ritornare sulla strada asfaltata, si prosegue per questa, aggirando il Colle della Tombola, fino ad incrociare, sulla sx, Via Strada di Collalto, strada bianca che sale verso la frazione di Collalto, dove si incontrano alcune stazioni per l’estrazione e stoccaggio del metano.
Prima di Collalto si prende, a dx, la strada sterrata che scende nella valle sottostante fino alla strada bianca che costeggia il torrente Rujo e che porta alla Via Sottocroda (già percorse nella passeggiata in occasione del pranzo presso gli Alpini di Susegana).
Arrivati nei pressi del Castello si sale prima, a dx, per la Via Carrera e poi, a sx, per Via S. Salvatore fino giungere davanti al Castello, ove potremo fare una breve sosta, dopo di che si prende la strada bianca, sul retro di una casa, per scendere in mezzo ai vigneti. Si va poi a dx, fino a giungere su Via Bosco del Gaio che sale a dx e, passando tra le case, ci porta su un poggio posto tra i vigneti da cui si domina il paesaggio sottostante.
Si prosegue diritti per scendere verso Colfosco, passando nei pressi della Trattoria Brianzola e per finire, lungo Via Puliero, si arriva nuovamente alla chiesa ed al punto di partenza. (ore 4 ca.)
N.B.: il percorso potrà subire delle varianti a seconda del tempo e della percorribilità delle strade;
inoltre, per chi vorrà fare meno strada, c’è la possibilità di accorciare il percorso

Per saperne un po’ di più…

COLFOSCO, così denominata probabilmente a causa delle nebbie che avvolgevano alzandosi da fiume Piave e che, secondo la leggenda, celandola alla vista la preservarono dalle invasioni.
Sede di un castello, purtroppo perduto, in cui visse la nobile Sofia, moglie di Guecellone da Camino, la località è tra le più amene del comune con le sue case sparse nel verde delle colline circostanti. Vanta una pregevole chiesa parrocchiale dedicata al patrono S. Daniele.

Collalto, con la sua rocca fortificata che godeva fama d'essere inespugnabile, fu capoluogo comitale del territorio che si stende da Falzè fino a Refrontolo. I bombardamenti della Grande Guerra distrussero completamente il castello e gran parte del patrimonio artistico in esso contenuto.
La località è rinata dopo le due guerre ed è ora sede di numerose iniziative culturali promosse dalla piccola ma attiva comunità locale.

Del potente e inespugnabile castello di Collalto, sulla collina, a pochi chilometri da Susegana, è rimasto soltanto il grande torrione, parte delle mura, i portali e le poche case del borgo interno e una delle torri, oggi trasformata in campanile. E all’interno delle mura più alte si trova ancora la base di una delle torri distrutte, con il proprio sotterraneo ancora praticabile, chiamato “Prigione della Goccia”; qui venivano imprigionati i nemici e torturati facendo loro cadere sulla testa, lentamente ma costantemente, una goccia d’acqua. Ancor oggi il luogo è intriso di una umidità che fa rabbrividire.

Come ogni castello che si rispetti, anche il castello di Collalto ha il suo fantasma:
BIANCA, LA MURATA VIVA.

La leggenda narra che il conte Colberto Collalto prese in sposa tale Chiara, della famiglia dei Da Camino, anch’essi di origine longobarda, per rappacificare definitivamente l’odio secolare che divideva le due famiglie e che causava battaglie e ostilità a non finire. Probabilmente non fu un matrimonio felice, dato il pessimo carattere di Chiara, estremamente gelosa e irascibile. Per questo, quando capitò l’occasione, Tolberto decise volentieri di partire per la guerra. Il giorno della partenza andò a salutare la moglie, che stava pettinandosi aiutata da una serva, Bianca. Questa, affezionata al padrone, si commosse; la signora vide le lacrime e vide anche che Tolberto salutava la serva con una mano. Non appena il cavaliere se ne fu andato, la perfida Chiara, colma di gelosia, la fece prendere dalle guardie, che la murarono viva in una torre del castello. Ovviamente, al suo ritorno, Tolberto cacciò la moglie malvagia. Si dice che, da allora, il fantasma di Bianca appaia periodicamente ai membri della famiglia Collalto, annunciando gioie oppure, se appare velata di nero, annunciando delle sciagure.
Da “Guida Insolita del Veneto” di Maurizio Vittoria.