Gruppo della Paganella – Ferrata e Sentiero delle Aquile
24 giugno 2018 – ore 7,00

Andalo-Funivia-Cima Paganella (m 2125) – Sent. delle Aquile – Attacco ferrata delle Aquile – (Gruppo b): Ferrata delle Aquile) – Trono dell’ Aquila – Sent. Botanico – Rif. Dosso Larici (m 1838) – Rif. Meriz (m 1421) - Passo Santel (m 1033) (ore 5 ca – E)
(Gr. a) ore 6 ca – EEA) N.B.: per Gr. a) obbligatorio set da ferrata omologato.

Coord.: Palese W. – Pellizzon N. (067)

Il pullman ci lascerà ad Andalo dove prenderemo la cabinovia per il Doss Pelà e, da qui, un secondo tronco in seggiovia per la località Paganella-La Roda (m 2125) ossia la vetta della Paganella.
Dalla stazione di arrivo degli impianti alla vetta si nota subito, oltre alla cartellonistica che, in modo un po’ troppo semplicistico, mostra il percorso con relative varianti. Una prima indicazione riguardante il sentiero delle Aquile ci invita a scendere in direzione della zona caratterizzata da un incredibile quanto inguardabile quantità di ripetitori. Si segue la strada sterrata fino ad una successiva indicazione presso la quale si lascia la strada per seguire un sentiero nei mughi, a tratti attrezzato, con qualche passaggio più esposto. A sinistra fa bella mostra di sé la paretona rocciosa del Dente di Corno, lungo la quale si sviluppa la Via ferrata. Si scende percorrendo alcuni gradoni in legno, assicurati al cavo, mentre 2 staffe metalliche aiutano a superare un tratto su terriccio franoso, si raggiunge una caratteristica cengia lungo la quale, giunti nei pressi della "Campana dei Sogni", si trova l'arco naturale di roccia detto "Arco di Tito". In leggera salita si arriva nei pressi di una grotta con sorgente denominata "Fontana della Giovinezza". Da qui il sentiero prosegue, ancora per alcuni minuti, senza particolari passaggi esposti, terminando in una zona prativa dove un bivio, ben segnalato, indica la possibilità di proseguire per semplice sentiero tra mughi e raggiungere direttamente (Gruppo b) il “Trono dell’ Aquila” punto di arrivo della ferrata ed attendere il Gruppo a) che affronterà appunto la nuova Via ferrata.

LA FERRATA

La Via inizia con una lunga discesa, dapprima all'interno del canalone Battisti, dove bisogna solo discendere alcuni gradoni attrezzati e poi aggirare la paretona attraverso una lunga cengia. Quest'ultima si sviluppa su livelli diversi che si raggiungono scendendo alcune facili roccette, riducendosi poi a semplice sentiero, sempre attrezzato, in corrispondenza del tratto denominato "Antro delle Pegore". Si passa attraverso un arco di roccia, si discendono alcune roccette, si percorre una breve cengetta semierbosa arrivando all'attacco di un traverso denominato "Traversata degli Angeli" che, in elevata e sostenuta esposizione, aggira uno spigolo, opportunamente attrezzato con una serie di staffe, che richiede una certa trazione sulla braccia in quanto un po’ strapiombante. In uscita da questa traversata si scende lungo alcuni metri verticali, ma con roccia ben appigliata e la presenza di una cambra, raggiungendo una comoda cengia dove è possibile, eventualmente, sostare prima di iniziare una nuova discesa. Stavolta un po’ più lunga ed ostica delle precedenti, non difficile, ma neppure banale, dove abbondano comunque staffe artificiali. Si scende, inizialmente valutando bene dove appoggiare i piedi ed, in breve, si raggiunge una prima serie di staffe, che conducono nei pressi di un piccolo pulpito, dal quale la discesa riprende, tramite una seconda serie di staffe, che permettono di superare una placchetta levigata ed esposta. Da quest'ultima discesa verticale si esce, a destra, in breve traversata, portandosi nei pressi di un "tetto" roccioso strapiombante denominato "Conca d'Oro" dal colore visibilmente giallastro della roccia. Da qui inizia una lunga traversata che, con ampio raggio, aggira la paretona alternando tratti con caratteristiche di comoda cengia ad altri invece particolarmente esposti e che richiedono attenzione ed una certa resistenza nelle braccia non tanto per l'intensità di qualche singolo passaggio, comunque a volte un po’ strapiombante, quanto invece per la prolungata percorrenza di questo tratto. Si inizia ora una traversata, con una esposizione ancora contenuta, su fondo misto terriccio, poi ci si cala leggermente, trovando una piccola cengia. Ora invece, in sostenuta esposizione, si aggira uno spigolo ritrovandovi, oltre, una lunga cengia, con roccia piuttosto frastagliata e buoni appoggi per i piedi, eccetto un brevissimo passaggio in aderenza, in corrispondenza della targa metallica ove è incisa la denominazione di questo tratto, ovvero "Cengia Terlago". La traversata prosegue ancora per qualche decina di metri, con qualche passaggio piuttosto esposto, ma senza particolari difficoltà, mentre più in basso continuano a far bella mostra di loro la Valle dei Laghi e la parallela Val d'Adige. Dopo una discesa iniziale ed il successivo lungo traverso eccoci ora al primo dei 2 ponti sospesi presenti. Poche roccette permettono di calarsi all'attacco del ponte, piuttosto breve e con funi tese, caratterizzato da pedaline metalliche per i piedi, mentre in uscita si è agevolati dalla presenza di alcune cambre metalliche. Un breve e semplice tratto in orizzontale conduce alla base di uno sperone roccioso con roccia particolarmente levigata, ma con la presenza di alcuni utilissimi appoggi naturali per i piedi, dal quale si esce rapidamente presso un pulpito panoramico "Dos de la Merenda". In ripartenza, dopo una eventuale sosta, è necessario scegliere se superare il secondo ponte, molto simile al primo, forse poco più lungo, oppure evitarlo ridiscendendo parzialmente il lato opposto dello sperone roccioso appena salito, tramite alcune facili roccette, fino ad un selletta, da dove si risale, su terreno franoso, ricongiungendosi così con chi eventualmente ha percorso invece il ponte. Qualunque sia stata la scelta fra le 2 alternative si ritorna ora ad un unico percorso, dove, lungo un semplice sentiero, è posto il libro di Via, benché quest'ultima non sia ancora affatto giunta alla fine. Un ultimo sguardo al ponte con la sottostante selletta e ci si porta alla base del lungo spigolo finale, estremamente arioso e sicuramente bello dal punto di vista estetico. La base è piuttosto larga ed, oltre ai vari appoggi della roccia, anche un maniglione metallico ne agevola la partenza; si sale utilizzando anche alcuni appigli di roccia fino ad una fascia erbosa dalla quale lo spigolo prosegue, diventando progressivamente più affilato. Una serie di staffe metalliche ne semplifica notevolmente la salita ed una targa ricorda che siamo lungo lo "Spigolo del Vento"; si continua trovando un alternanza di staffe, avendo comunque possibilità di sostare presso alcuni comodi pulpiti panoramici, fino alla parte sommitale dove, con alcuni gradoni rocciosi, lo spigolo "piega" diminuendo la verticalità e terminando presso il "Trono dell'Aquila " che coincide anche con la fine della Via ferrata.
Nota: da un paio d’anni, dopo il secondo ponte sospeso, è stata inserita una molto particolare variante sull’ ultimo tratto della ferrata: una aerea scala elicoidale molto verticale, a tratti strapiombante, che i più ardimentosi e, meno stanchi, non mancheranno di provare.
Ricongiunti al Gruppo b) che, da un po’ avrà raggiunto il ci faremo una bella foto di gruppo non prima di esserci rifocillati e, quindi, prenderemo la via di ritorno.
Scenderemo, inizialmente, lungo il Sentiero Botanico fino ad incrociare il sent. CAI n. 602 A, che prenderemo a destra per raggiungere, in breve, il Rifugio Dosso Larici (m 1838). Dal Rifugio prenderemo il sent. n. 602 che ci porterà prima al Rifugio Meriz (m 1421) e, quindi al Passo Santel (m 1033) dove troveremo ad attenderci il nostro pullman.