Altopiano di Asiago (E - EE)
20 giugno 2021 – ore 7.30

Mezzaselva di Roana/Spiazzo Garibaldi (m 1455) - Altar Knotto (m 1334) - punta Altaburg (m 1301) - Castelletto (m 830) - parco archeologico (m 849) - poi:
Gruppo a): sentiero naturalistico fino a Rotzo (m 943) (EE - ore 5/6 ca. in totale)
Gruppo b): per stradina tra quote 849,863,870,881, fino a Rotzo (E - ore 5 ca. in totale)
Dislivelli: gruppo a) : - 800 + 300  m - gruppo b) - 600 + 100 m
Coord.: Piazza P. – De Bortoli L.;(050)

Il pullman ci lascerà lungo la strada per il rif. Campolongo (a quota 1455) nella località, denominata sulla carta Spiazzo Garibaldi, si percorre verso sud, per circa 1 km, la strada asfaltata che scende a Rotzo. A quota 1368 circa, si va verso destra, ovest. Affacciatici sulla precipite Val d’Astico, visitiamo una bella formazione rocciosa chiamata Alta Kugela e un’altra altrettanto bella, chiamata Altar Knotto.
“E’ una singolare roccia, sospesa sull’abisso, che sembra sfidare la legge di gravità, dalla vaga forma a testa di sfinge o di grande altare e che ha evocato, da sempre, racconti più o meno fantastici e leggende su inquietanti sacrifici. La bellezza di questo luogo è dovuta non solo alle suggestive forme, ma anche alla rigogliosa flora che lo circonda, passando velocemente dalle piante termofile dei ciglioni alla vegetazione tipicamente alpina delle nostre montagne”.
Attraverso una breve, ma impervia, spaccatura, i più coraggiosi potranno arrivare sullo spiazzo che ospita la roccia. Prestare ATTENZIONE!! Tutti gli altri potranno ammirarla da una trentina di metri.
Si riprende la discesa con il sent. 802. Lasciamo a destra la deviazione per punta Altabur, e prendiamo, sempre a destra, un sentiero, con indicazioni per Castelletto, sentiero che si presenta dapprima pianeggiante e, poi, in decisa discesa.
Ancora un paio di deviazioni e raggiungiamo così la località Castelletto posta a m 830. (- 600 m, ore 3 ca.). Attraversiamo quindi il paese, per andare verso sud a visitare il sito archeologico del Bostel (m 875).
Qui ci dividiamo.
Il gruppo b) percorre, con calma, poiché tempo ce n’è, una stradina asfaltata in mezzo ai campi di patate (prodotto per
cui Rotzo è famosa) che in circa 2 km e 100 metri di leggera salita, porta a Rotzo m 931.
Il gruppo a) imbocca il sentiero segnato sulla carta come “sentiero naturalistico” ma, sul posto, è indicato “Sentiero delle cenge”. Questo, con alterni saliscendi, supera una serie di cenge alte sulla val D’Assa. La vegetazione di giugno non lascia tanto spazio al panorama, ma una serie di landri impreziosisce questo percorso. Poco dopo una caratteristica cascata, nella valle Lezerack, interrompiamo il percorso delle cenge, che proseguirebbe ancora per un’ora, ma nessun rimpianto, perché il tratto più bello è stato percorso, e risaliamo fino a Rotzo. (– 200 m + 300 m, ore 2 ca.)

Alcune note sul Sito archeologico il Bostel
Il toponimo potrebbe derivare dalle parole cimbre 'bustel' o 'pustel', relativamente diffuse nella regione trentina, indicanti la presenza di rovine di un castello o le tracce di un luogo fortificato già in epoca preistorica.
Principale 'animatore' della scoperta e valorizzazione del sito preistorico, fin dal 1781, è stato l'abate Agostino Dal Pozzo, illuminato uomo di cultura originario proprio di Rotzo, dove si trova tuttora la sua casa natale. Successivamente si sono succedute numerose campagne di studio, da quella dell'importante ricerca di G.B.Pellegrini del 1912, a quelle attuali del Frescura del 1969 e dell'Università di Padova, a partire dal 1993.
L'archeopercorso rientra nel progetto 'Amministrazione delle risorse eco-culturali' promosso e finanziato dalla Provincia di Vicenza in collaborazione con la Comunità Montana dei Sette Comuni, l'Atp di Asiago, il Comune di Rotzo, la Sopritendenza Archeologica del Veneto, l'Università di Padova ed il Centro Internazionale di Studi di Archeologia di Superfice (C.I.S.A.S.), coordinati da Armando De Guio.

Il sito archeologico si trova su una assolata altura rotondeggiante, ad 850 m. di quota, digradante a terrazzamenti, in posizione strategica per il controllo frontale della sottostante ed erta val d'Assa (importante vallone idrografico della sinistra Val d'Astico) e la retrostante parte occidentale dell'altipiano. Un luogo quindi ben difendibile, ma, nello stesso tempo, aperto e centrale ad una vasta serie di scambi e transito di risorse pastorali e metallurgiche. C'è da dire che, in tutto l'altipiano, si sono trovate tracce di una profonda frequentazione in epoca preistorica, dalle caverne utilizzate come riparo dagli antichissimi cacciatori d'orsi e cervi nelle battute di caccia estive, ai luoghi magici tipo l'area dei graffiti o l'Altar Knotto, a tracce relativamente più recenti, che confermano l'insediamento stabile di popolazioni preromane dedite alla pastorizia, silvicoltura ed agricoltura, con attività manifatturiere più specializzate, come quella del Bostel,frequentata sicuramente per oltre un millennio, dal XIII al II secolo a.C.
Nel sito, ma anche in diverse altre parti dell'altipiano e principalmente nei pressi del Vezzena, sono state trovate strutture murarie e forni, testimonianza sicura di attività fusorie del rame, bronzo e ferro.
Principale attrattiva dell'itinerario è la visita alla ricostruzione didattica di una abitazione, collocata virtualmente nell'età del ferro, nel terzo secolo a.C.
Si tratta di una capanna costruita alla base da tronchi di legno e da un tetto ricoperto di paglia. In fin dei conti non molto diversa dai 'tabià', tuttora esistenti nella regione dolomitica o, se vogliamo, costruita con una 'filosofia abitativa' simile a quella dei 'casoni, con copertura a sfojarol', del Grappa o anche ai 'casoni' della campagna veneta, estinti solamente da qualche decina d'anni.
All'interno alcune suppellettili e 'soluzioni tecnologiche' (serratura) presumibilmente simili a quanto in uso in epoca preistorica.