Dal centro del paese, dove si può parcheggiare e rifornirsi del necessario per l’escursione,si percorre per 100 m in direzione ovest Via Garibaldi, quindi si volta a sinistra imboccando il sentiero “de Castellan” che scende nella borgata dei mulini. Questo tratto era un tempo ben tenuto: si osservi a destra la bella “cunetta” in pietra per lo scolo dell’acqua piovana.
Al fondovalle si attraversa un ponticello e si volta a destra risalendo via Calbin che si sviluppa lungo il torrente. Al molino “Cuchèi” (Ca’ Campesato) si notano alcune macine di molino addossate all’ex sala di macinazione; la ruota era situata sulla parete verso il cortile e mossa dall’acqua passante sotto l’abitazione. Si sale dietro la casa la stradina in cemento che fino a pochi anni fa era acciottolata.
Si incontra un’altra corte di molino con la tipica porta ad arco che immetteva ai macchinari; di fronte scorre la “roda” dei molini (roggia dell’acqua) e nel muro ecco il foro del “mello”, cioè l’asse della ruota.
In alto una descrizione ricorda di chi fu questo impianto:“FECE FARE – MATIELLO NATALE 1884”. Il percorso supera sul lato nord questa costruzione (attenti ai segnali) e passa dietro al terzo molino; si osservi il porcile con trogolo in pietra a tre posti, costruito dopo che andò in disuso l’adiacente forno del pane. Seguendo la canaletta d’acqua si giunge al secondo molino, costruito nel 1904 sulla sponda destra dello “scaranto”: si guarda montando su alcune pietre che consentono di non bagnarsi. Questo molino disponeva di un notevole salto d’acqua; nella parte superiore è ben visibile la condotta che andava a scaricare tutto il suo peso d’acqua sul “coppiello” della ruota di 5 metri di diametro.
I luoghi di San Bernardino
Si può ammirare anche l’ardito profilo del “Pinnacolo di S. Bernardino”, una torre di roccia alta una decina di metri, unico nei Berici.
Alla base dello spuntone roccioso si apre la famosa Grotta di S. Bernardino oggetto di importanti ricerche preistoriche che hanno permesso di accertare la frequentazione dell’uomo di Neanderthal. Questa caverna è nota anche per essere stata utilizzata nel Medioevo come eremo nella prima metà del 1400 per aver ospitato San Bernardino da Siena. Altri documenti riportano la cronaca dell’eccidio di Mossano avvenuto mercoledì 22 maggio 1510. In quel tempo gli eserciti in guerra contro i Veneziani passarono da queste parti seminando distruzione e morte. La gente si rifugiò al Covolo di San Bernardino ma la soldataglia vinse l’assedio soffocando col fuoco e col fumo circa un migliaio di inermi popolani.
Passando un centinaio di metri sopra questa famosa grotta l’escursione volge al termine lungo la vecchia strada degli “Olivari”. Il luogo è ricco di fossili caratteristici dell’Eocene, 1° primo periodo dell’Era Terziaria (60-35 milioni di anni fa). In breve si raggiunge il punto di partenza dal lato del piazzale della chiesa dedidcata a S. Pietro Apostolo che conserva una tela del primo ‘700 attribuita a Francesco Aviani; interessanti sono anche l’isolato campanile e il coro della vecchia chiesa di Mossano (1725).