
6 giorni 2026 – dal 30 luglio al 4 agosto 2026 – Val Zebru’/Valfurva
Partenza da Biadene casa degli Alpini: giovedì 30 luglio alle ore 7
Note: nella seconda giornata è prevista, obbligatoria, la salita con attraversamento del PASSO ZEBRU’ NORD (3000 m) dove le condizioni, in funzione del meteo, possono essere impegnative e presentarsi anche con neve, richiedere esperienza e capacità nel muoversi in ambiente d ‘alta quota. Inoltre il sentiero presenta alcuni brevi passaggi attrezzati con catene, per cui si rende necessario di avere al seguito i ramponcini ed un kit di sicurezza con cordino e moschettone.
Giorno 1 – Giovedì 30 luglio
Parcheggio a Niblogo (Bormio – 1600 m)
Trasferimento con bus navetta fino al Baito del pastore.
Partenza: Baito del pastore (2166 m) – Arrivo: rifugio Quinto Alpini (2878 m)
Dal Baito del pastore si imbocca il sentiero 516, che sale con decisione sul versante sinistro della Val Zebrù. I primi tornanti consentono di guadagnare rapidamente quota, offrendo scorci sempre più ampi sul fondovalle e sulle baite sottostanti. Raggiunta la quota di circa 2500 m, il panorama si apre sulle cime del Gran Zebrù (3857 m), della Cima Trafoi (3565 m) e sulla caratteristica parete del Sasso Rotondo (2954 m).
Poco oltre si incontrano i resti della vecchia teleferica di servizio del rifugio, testimonianza della vita in quota e della frequentazione storica della valle. L’ ultimo tratto attraversa un ambiente modellato dai ghiacciai, tra morene, pietraie e grandi blocchi erratici, fino a entrare nella conca che ospita il rifugio Quinto Alpini (2878 m) splendidamente adagiato sopra uno sperone roccioso ai piedi del Monte Zebrù (3735 m), da non confondersi con la cima del Gran Zebrù. La presenza di antiche mulattiere e manufatti militari ricorda che questa valle fu teatro, purtroppo e suo malgrado, dei principali scenari della terribile Guerra Bianca combattuta nel gruppo Ortles – Cevedale.
Dislivello: + 712 m – difficoltà: E – Distanza: 6,5 Km – Tempi: 2 / 3 ore
Rifugio Quinto Alpini – 50 posti – costo ½ pensione: soci CAI 65 € / non soci 80 € – n. tel: 0342 929170
Gestori: Elena e Michele Bariselli – www.rifugioquintoalpini.it
Giorno 2 – Venerdì 31 luglio
Partenza: rifugio Quinto Alpini (2878 m) – Arrivo: rifugio Pizzini Frattola (2706 m)
sentieri: 529.1 – 529 – punto massimo obbligatorio: Passo Zebrù Nord (3000 m)
Dal rifugio Quinto Alpini si segue il sentiero 529.1 che percorre, a mezza costa, i ghiaioni alla base della Cima Miniera (3408 m), attraversando un ambiente severo e tipicamente d ‘alta quota. Il tracciato supera alcuni impluvi solcati dalle acque di torrenti di fusione e conduce al bivio dal quale inizia la salita al Passo Zebrù Nord (3000 m). L’ ultimo tratto di salita è il più impegnativo della giornata (e anche di tutto il percorso obbligatorio del trekking). Il sentiero risale ripidi pendii detritici ed alcuni brevi passaggi attrezzati con catene, permettono di superare i punti più delicati, fino a raggiungere il valico, naturale spartiacque tra la val Zebrù e la Val Cedec.
Dal Passo lo sguardo si apre sulla maestosa parete del Gran Zebrù (3857 m) e sul vasto anfiteatro glaciale dominato dal Cevedale (3773 m), e dal Monte Pasquale (3553 m). La discesa, lungo il sentiero 529, è più agevole ed attraversa le morene modellate dagli antichi ghiacciai, costeggiando piccoli ruscelli alimentati dalle acque di fusione. Gli ultimi metri conducono al rifugio Pizzini – Frattola (2706 m), posto su un panoramico dosso erboso nel cuore della Val Cedec, ai piedi delle grandi montagne del gruppo Ortles – Cevedale dove si conclude una delle tappe più spettacolari dell’intero trekking.
Dislivelli: + 440 m; – 600 m – Difficoltà: EE+ (possibili nevai residui) – Distanza: 7 km – tempi: 4 ore
Rifugio Pizzini Frattola (2706 m) – 90 posti – costo ½ pensione: soci CAI 76 € /non soci 89 € – tel. 0342935513
Gestore: Compagnoni Claudio Filippo
Giorno 3 – Sabato 1° agosto
Partenza ed arrivo: rifugio Pizzini – Frattola
Punti massimi: rifugi Casati (3254 m), Guasti (3270 m), Cima di Solda (3376 m)
Nota: Escursione facoltativa, fatta a zaino leggero, che può essere limitata solo fino ai rifugi Casati e Guasti.
Dal rifugio Pizzini – Frattola si risale il vasto pianoro della Val Cedec lungo il sentiero 528, in un ambiente d’ alta quota dominato da morene, terrazzi glaciali e ampie visuali sulle grandiose montagne del Ortles – Cevedale.
La progressione è graduale fino a raggiungere il settore del Passo del Cevedale, naturale snodo tra le valli e punto di incontro tra diversi itinerari alpinistici. In prossimità del valico sorgono il rifugio Casati ed il rifugio Guasti, storici punti di appoggio in posizione strategica tra i ghiacciai; da questo punto ha inizio il tratto più alpino della giornata. Dal rifugio Casati si abbandona progressivamente il contesto morenico per imboccare la dorsale che si dirige verso la Cima di Solda, percorrendo un sentiero che si sviluppa su terreno detritico e roccioso, con traccia ben evidente, ma in un contesto glaciale, dove permangono spesso presenti residui nevai anche in stagione estiva. Si supera il primo dosso sopra il rifugio, quindi il percorso si sviluppa su pendii di roccette e sfasciumi, portandosi gradualmente sulla cresta sommitale.
L’ ultimo tratto si svolge lungo una dorsale ampia, ma esposta, dove il paesaggio si apre progressivamente sul Gran Zebrù., sull’ Ortles e sull’ intero anfiteatro glaciale del Cevedale. La vetta della Cima di Solda si raggiunge lungo una progressione continua di cresta, in un ambiente panoramico, dove roccia e ghiaccio caratterizzano l ‘intero scenario. La discesa avviene a ritroso, ripassando per i rifugi Guasti e Casati.
Dislivello: + 665 m; – 665 m – Difficoltà EE/EE + – Distanza: 9 Km – Tempi: 5 ore
Giorno 4 – Domenica 2 agosto
Partenza; rifugio Pizzini Frattola (2706 m) – Arrivo: rifugio Branca (2492 m)
Dal rifugio Pizzini Frattola si percorre il sentiero 530, che traversa in quota il versante della Val Cedec in un ambiente dominato da ampi terrazzi morenici e pendii detritici modellati dall‘ azione millenaria dei ghiacciai. Il percorso si sviluppa con andamento regolare, offrendo ampie visuali sul gruppo del Cevedale e sulle cime che chiudono la valle. La traccia alterna tratti ben evidenti a sezioni su sfasciumi e praterie d ‘alta quota, fino a perdere progressivamente quota in direzione della Val dei Forni.
L’ ultimo tratto porta al rifugio Branca (2492 m), posto su un dosso erboso in posizione panoramica ai margini del grande bacino glaciale.
Dislivello: + 180 m; – 400 m – Difficoltà: E – Distanza: 5,5 Km – Tempi: 1,5 ore
Nota: facoltativa la salita a Cima Branca (3091 m – vedi sotto), oppure il ‘’ giro delle trincee ‘’.
Dal rifugio Branca si segue uno dei 2 sentieri che formano il ‘’ giro delle trincee’’ 524.1 (nel nostro caso quello di dx che è più diretto verso la cima). Ci si inoltra così nella Val Rosole, e si raggiunge l’inizio di un lungo crinale morenico che separa le due vallette parallele. La morena termina in un ampio pianoro detritico, dove non bisogna farsi tentare dal percorso segnalato da ometti che prosegue dritto nel vallone (sale al Monte Pasquale). Va, invece, seguita una altra serie di ometti sulla sinistra, i quali invitano ad entrare nella conca posta sotto le pendici del versante della Cima Branca. Seguendo le numerose tracce, prevalentemente tra detriti, si raggiunge il breve pendio conclusivo che permette di raggiungere l ‘ampia cima. Non è necessario passare dall’ evidente colletto posto sulla destra. Per la discesa, consigliabile ritornare a ritroso al sentiero 524.1, compiere il gradevole anello del ‘’ giro delle trincee’’ e visitare i resti di fortificazioni. In questo caso il rientro al rifugio Branca avviene con il sentiero 530. (anche questo itinerario può essere effettuato a zaino leggero !!)
Dislivello: + 600 m; – 600 m – Difficoltà: EE – Distanza: 5 Km – Tempi: 4 ore
Rifugio Branca (2487 m) – 100 posti – costo ½ pensione: soci CAI 70 € / non soci 88 € – n. tel. 0342 935501
Gestore: Alberti Eugenio
Giorno 5 – Lunedì 3 agosto
Partenza: rifugio Branca (2492 m) – Arrivo: rifugio Ghiacciaio dei Forni (2151 m)
Dal rifugio Branca si percorre il sentiero 530, in discesa lungo la Valle dei Forni, tracciato che si sviluppa inizialmente su dossi morenici e ampi pendii, con vista costante sul ghiacciaio dei Forni.
Proseguendo nella discesa, il sentiero entra progressivamente in ambiente di fondovalle, tra la vegetazione alpina, fino a raggiungere il rifugio Ghiacciaio dei Forni (2151 m), ai margini del grande apparato glaciale.
Dislivello: + 50 m; – 350 m – Difficoltà: E/T – Distanza: 4 Km – Tempi: 1 ora
Nota: salita facoltativa (a zaino leggero) al Lago della Manzina (2785 m) e Monte Confinale (3370 m)
Si parte dal rifugio Ghiacciaio ai Forni; il sentiero 527.1 inizia proprio alle spalle della costruzione, passando accanto ad una specie di torretta di osservazione di cemento. Si entra nel bosco di pini cembri traversando in ascesa verso ovest (sentiero 527) raggiungendo una stradina sterrata nei pressi di una presa dell’acqua in cemento. Si percorre ora, verso sinistra in piano, la strada per circa 1 km, sempre sentiero 527, con vedute panoramiche, fino a raggiungere l ‘Alpe Pradaccio di Sopra (2302 m). Seguendo questa stradina poco dopo si raggiunge un cartello che indica Monte Confinale e Lago della Manzina, e si procede verso destra abbandonando il sentiero che, a mezzacosta, prosegue verso il Lago del Confinale e Santa Caterina.
Si entra così nella parte bassa del Vallone della Manzina (sentiero 575) e, dopo l ‘attraversamento di una conca pascoliva, si inizia a salire un dosso erboso tramite un sentiero che compie numerose serpentine.
Si raggiunge una conca acquitrinosa con un piccolo laghetto, che si lascia in basso a destra, proseguendo su una ripida dorsale che spiana quasi in corrispondenza del bellissimo Lago della Manzina (2785 m).
Da questo punto è visibile a sinistra, alla testata del vallone, la cima del Monte Confinale. Si attraversa l’emissario del lago seguendo gli ometti ed il sentiero, ora un po’ più vago, che supera alcuni dossi e si dirige verso una strettoia all’ ingresso della parte superiore del vallone.
Qui, anche a causa di eventuali nevai residui, il percorso diventa un po’ vago, in ogni caso si resta sul fondo della valletta per poi salire dolcemente, per morene e detriti, portandosi alla base del tratto più ripido sotto la Forcella del Confinale, dove è collocato il ben visibile Bivacco Del Piero. Si supera una rampa più ripida di terriccio e sfasciumi fino a raggiungere il bivacco stesso (3176 m), affacciato sulla Vedretta del Confinale verso la Val Zebru’.
Dal bivacco si volge a sinistra, percorrendo il crestone che si presenta inizialmente di terriccio, poi si affronta una zona leggermente più complessa costituita da blocchi di roccia, che costringono a qualche breve passo di facile arrampicata alternata a cammino su roccette, sino ad uscire su uno spallone nuovamente detritico, a 3297, metri, dove è presente un buon sentiero. Da qui si percorre comodamente il costone (possibili nevai ad inizio stagione) raggiungendo la croce di vetta, seppure posta sull’ anticima.
Pochi metri oltre si raggiunge senza difficoltà la vera cima (3370 m – ometto) dalla quale si può vedere anche il bellissimo Lago del Confinale. Discesa a ritroso lungo il percorso di salita.
Per il Lago della Manzina (2785 m)
Dislivello: + 613 m; – 613 m – Difficoltà: E – Distanza: 10 Km – Tempi: 4 ore
Per il Monte Confinale (3370 m)
Dislivello: + 1320 m; – 1320 m – Difficoltà: EE + Distanza: 15 Km – Tempi: 7/8 ore
Rifugio Ghiacciaio dei Forni (2151 m) – 66 posti – costo ½ pensione 84/89 € – n. tel.: 0342 935365
Gestori: Colturi Grazia (Narciso) – www.forni2000
Giorno 6 – Martedì 4 agosto
Partenza: rifugio Ghiacciaio dei Forni (2151 m) – Arrivo: Santa Caterina in Valfurva (1700 m)
Lungo i sentieri: 566 – 572 – 527 – 571.1 – 566.1 o, direttamente, a S. Caterina.
Itinerario lungo: si parte dal rifugio con lo sguardo rivolto alla lingua glaciale, accompagnati dal rumore del torrente e si scende con ampio sentiero nella valle, con paesaggio aperto, segnato da molteplici rivoli d ‘acqua e canaletti di fusione. Raggiunto il rifugio Stella Alpina, saliamo per la forestale, fino ad incrociare il sentiero n. 527. Questo tratto assume una dimensione più intima, il rumore del torrente si attenua e si alternano tratti dolci a brevi strappi in discesa, con aperture improvvise sulla valle o sulle cime.
Arrivati al sentiero 571.1, la discesa si fa decisamente più ripida, con attraversamenti di alcuni canaloni e segni di lavori per consolidare il terreno di questo versante. Raggiunto il sentiero 566.1, percorriamo quello che è l‘ultimo tratto in ambiente naturale, dove piccoli ponti attraversano ruscelli. Si intravedono ormai le prime case, ancora qualche minuto e siamo in paese. Non resta che attendere la navetta che ci riporterà a Niblogo
Dislivello: + 350 m; – 1000 m – Difficoltà: E/T – Distanza: 12 Km – Tempi: 3/4 ore
Itinerario breve: direttamente a S. Caterina in Valfurva (sent.: 525 – 559 e 557)
Dislivello: + 150 m; – 700 m – Difficoltà: E/T – Distanza: 6,5 Km – Tempi: 2 ore
Costo previsto circa 480/500 € cadauno, per soci CAI (non soci circa 10/15 € al giorno in più).