Gruppo Tiarfin Bivera – Clap Varmost (ferrata)

Data
15 Settembre 2024
Ritrovo
6,30
Difficoltà
Variabile in base al gruppo
Coordinatori
Cervato L. - Piazza P.

In breve

Forni di Sopra/seggiovia/Som Piccol (m 1466). Poi: Gr. a) attacco Ferrata – Vetta Clap Varmost (m 1751) – Rif.
Varmost (m 1758) – Valletta Giaf Simon – Anello di Forni (m 1150) – Parch. Seggiovia (m 912) (ore 6 ca. – EEA).
Gr. b) Rif. Varmost. (ev. Cima Varmost, per via normale) – poi come Gr. a) (ore 5 ca. – E)
N.B.: per Gruppo a) obbligatorio set da ferrata omologato.
Escursione in pullman si prega di dare l’adesione entro l’ 8 settembre.
Per informazioni o iscrizioni: Paolo Rossi, tel. 3334176908

Programma


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Scesi col pullman dal passo Della Mauria, poco prima di giungere all’abitato di Forni di Sopra, a quota 912
m, troviamo il parcheggio della seggiovia che, col primo tratto ci porta, tutti assieme, al rif. Som Piccol (m
1466). Poi:
Gruppo a): Sulla parete della stazione di arrivo della seggiovia, troviamo le indicazioni per raggiungere la
ferrata. Un breve sentiero, nel rado bosco, ci fa raggiungere rapidamente l’inizio delle attrezzature. La ferrata è
moderna, attrezzata perfettamente, difficile, con tratti verticali. All’inizio si traversa anche un ponte sospeso,
lungo 8 metri. Il dislivello è di 250 metri e si arriva direttamente alla croce di vetta del Clap Varmost (m 1751
– Ore 2 ca). Il panorama è stupendo. Si scende poi, facilmente, a nord nel bosco, fino alla strada bianca che
porta, in salita, alla Malga rifugio Varmost (m 1758).
Gruppo b): Si segue la strada bianca che porta, a nord, verso la Malga rifugio Varmost (m 1758). A
quota 1634 m, si può andare a destra per raggiungere la cima del Clap Varmost ad incontrare il gruppo a) ed
ammirare, assieme, lo splendido panorama.
A gruppi riuniti, si arriva, in breve, al Rifugio Varmost dal quale si scende, ripidamente, a sud ovest, nella
valletta del Giaf Simon, fino ad incontrare l’Anello di Forni, a quota 1150 m. Seguendo questo sentiero
andiamo, ora, verso a sud est su terreno più facile, attraversando zone prative con numerosi fienili, fino a
ritornare al parcheggio.
La ferrata in sintesi (dal sito www.vieferrate.it)
Giunti nei pressi della parete si scende alcuni metri per immettersi, attraverso un ponte in larice, nella stretta spaccatura
tettonica, molto suggestiva, che separa l’avancorpo dalla massa rocciosa del Clap Varmost. Dall’interno della cavità si
inizia, a sinistra, la salita: alcune staffe ci fanno raggiungere una scala a pioli, con la quale ci si porta in vetta ad una
guglia, sulla quale è possibile fare una sosta (rimanendo però assicurati alla fune).
Questo è un bellissimo punto panoramico del percorso, dal quale è possibile ammirare la valle e la parete sud del
Varmost, scoprendo gran parte del percorso che si andrà a compiere. Dalla guglia si attraversa il vuoto, lungo un
traballante ma sicuro ponte sospeso di 8 metri (la corda di sicurezza alla quale assicurarsi è sempre presente e bisogna
attaccarsi, come ricordato dalle tabelle), raggiungendo la parete principale.
Dopo il ponte, un facile tratto diagonale porta ad un bivio dove è possibile valutare se si è in grado di proseguire la salita,
sul tratto più impegnativo, oppure decidere di rientrare al sentiero lungo una breve discesa attrezzata. Sino qui circa 20
minuti dall’attacco. Da qui inizia la parte più impegnativa: si salgono un paio di metri in verticale e si trova subito un breve
tratto, piuttosto sporgente, dove è necessario farsi forza sulle braccia per superare il breve passaggio. Inutile indugiare!
Una doppia fune permette di assicurarsi e di aiutarsi, anche con l’ausilio di indispensabili staffe per i piedi.
Successivamente, sempre attrezzata perfettamente, la via ferrata ci fa superare una parete in verticale, per poi tagliare
dapprima verso destra e, successivamente, verso sinistra (staffe e corde fondamentali e ben posizionate). Incontriamo, a
questo punto, un altro breve tratto più sporgente del primo, tuttavia molto breve e quindi meno difficile. Lo superiamo
usando la forza delle braccia. Si prosegue vero destra su di una cengia fortemente inclinata, ma munita di cerchi diagonali
per i piedi. Qui la parte del leone la fa solo l’esposizione, perché la difficoltà non è certo elevata. La cengia finisce su di
uno spigolo esposto sul vuoto. Si prosegue su terreno meno difficile, ma sempre mantenendo la dovuta concentrazione,
causa l’esposizione. Superato questo passaggio si esce in un canale erboso. Da qui si prosegue, per pendii erbosi e
rocciosi, sempre assicurati al cavo, ma senza nessuna difficoltà sino alla croce di vetta (poco più di un’ora dall’attacco, se
non c’è nessuno, … anche 2 ore se si trova fila!!).
Da qui si gode un panorama incomparabile a 360°, che spazia dalle Alpi Carniche, alle Giulie, alle Dolomiti e alla
sottostante valle del Tagliamento.
Ricordati di prenotare per la gita del 29 settembre al Monte Finonchio.

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