




















Il pullman ci lascia nei pressi del Centro Sociale di Torbe, posto in una piazzetta di nuova costruzione con panche, fontana e parco giochi, ai piedi della chiesetta di santa Teresa. Partiamo, su strada asfaltata in leggera salita, in direzione Gron-Sospirolo, notando le prime “mede” (depositi morenici a forma di cono, nella piana delle Torbe e Calmatte). Dopo aver scollinato, giunti, dopo circa 100 m, al primo bivio, si prende a sinistra; subito dopo si lascia la strada asfaltata e ci si inoltra, a destra, nel bosco su percorso sterrato che sale lentamente a zig zag. Si raggiunge così la cima del bosco di Gron (457 m), dove si trovano dei bei esemplari di castagno da frutto, si scende di poco fino ad incrociare la strada che conduce, verso sinistra, alle case delle Loere. Superata la prima casa si scende a destra, si prosegue su prato e bosco fino a raggiungere la strada asfaltata ed il bivio con la comunale che proviene da Torbe in loc. Forcella. Si va ora ad imboccare, sull’altro lato, la stradina vicinale, al margine del prato, che porta alle Calmatte. Ritrovata la strada asfaltata si prosegue, a sinistra, fino ad una casa con rustico posta su una grande curva a gomito. Prima del rustico si gira a destra su un sentiero che si immerge nella zona delle Masiere, in un mare di sassi.
In breve si raggiunge una stradina asfaltata, si prosegue a destra e, dopo circa 200 metri, a sinistra fino a raggiungere la strada principale. La si attraversa e, superato un piccolo parcheggio con uno spiazzo attrezzato, si segue il sentiero lungo l’argine del Cordevole, godendo di belle viste su San Gottardo e sulle ville del Peron, raggiungendo, in breve, la passerella sul torrente Cordevole (1 ora e 15 minuti da Torbe).
Qui giunti faremo un piacevole e ondeggiato avanti e indietro per la Passerella per poi riprendere il cammino lungo il Cordevole. Poco dopo giungeremo ad un bivio tra il sentiero Segato ed il Sentiero degli Ospizi. Noi proseguiremo verso destra per percorrere un breve tratto (circa 2 Km), quasi pianeggianti, del Sentiero degli Ospizi, che ci porterà fino alla Casera Salèt (m 426) dove potremo ammirare i bellissimi cavalli maremmani del Reparto Carabinieri Biodiversità (ex forestali), che qui vengono allevati ed addestrati per essere impiegati nei servizi istituzionali svolti dai vari Reparti Carabinieri Biodiversità d’Italia. Qui giunti saremo a circa metà del nostro percorso per cui, considerato, tra l’altro l’amenità del luogo ci concederemo una meritata sosta. Dopo la sosta ripartiremo su forestale in leggera salita, per raggiungere una casera poco sopra la struttura dei Carabinieri e, da qui, scenderemo su ampia forestale per riprendere, in breve, il tragitto di andata che seguiremo fino alla località S. Gottardo, con la sua bella chiesa (in restauro al nostro sopralluogo). “San Gottardo fu il primo nucleo abitato dai frati della vicina Certosa, dove rimangono visibili le tracce dell’antico borgo (sarebbe consigliata la visita al santuario con bei quadri del Frigimelica e stampelle ex voto).
Poco dopo essere usciti dal borgo, si devia a destra verso monte, andando a costeggiare, su largo sentiero in leggera salita, il muro di cinta della Certosa di Vedana. Raggiunta una strada sterrata (punto più alto del percorso a q. 500 m), si abbandona la via delle chiesette, si scende a sinistra fino ad incrociare la strada comunale per Le Rosse e, una volta raggiunta la strada principale, si risale in direzione della Certosa (verso sinistra) fino a raggiungere le “fontanelle”, località di risorgive, con panca e tabellone d’inizio del sentiero tematico del Parco “La Via degli Ospizi”; di fronte a noi la millenaria e maestosa Certosa di Vedana.
Da qui si scende verso il lago di Vedana; poco dopo, in basso a destra, si notano dei ruderi di un caseggiato dove si fabbricavano le “broche” per le scarpe in legno di un tempo. In breve si raggiunge il lago, che si costeggia sul lato sud fino alla discoteca. In questo tratto si segnalano canneti, ninfee e si godrà di belle visuali sul monte Peron e le altre montagne del gruppo della Schiara, che si specchiano nel lago morenico. Superata la discoteca, si raggiunge un ampio spiazzo dove si trova il tabellone del Parco, che illustra il “biotopo lago e Torbe di Vedana”. Proseguendo si va poi a destra, su strada asfaltata, per 100 metri circa, quindi si prende a sinistra uno sterrato che ci riporta a Torbe ed al punto di partenza.
GIROLAMO SEGATO
Fu il più illustre e sfortunato sospirolese. Esploratore dell’ignoto, scienziato, viaggiatore, cartografo.
Nato a Sospirolo, nella Certosa di Vedana, il 13 giugno 1792. Morto a Firenze il 3 febbraio 1836 e sepolto nel chiostro di santa Croce “con l’Itale Glorie”. Girolamo Segato nacque nell’ex cella del procuratore il 13 giugno 1792, da Benedetto Segato e da Giustina Lante di Belluno, terzo di tredici figli. Dopo l’infanzia il giovane Girolamo cominciò a manifestare un carattere esuberante e vivace: praticò la pesca e la caccia, imparò a nuotare nel laghetto prospiciente l’ex monastero ed a cavalcare nelle praterie circostanti. Riflessivo ed intelligente cominciò a studiare con l’aiuto del parroco di Sospirolo, don Antonio Bagini, ed a dedicarsi ai primi rudimenti di chimica, botanica e mineralogia. Frequentò il Liceo di Belluno ed ebbe come insegnante ed amico Tommaso Antonio Catullo, celebre naturalista bellunese. Grazie ad una grossa azienda commerciale poté recarsi in Egitto. Visitò gran parte del paese, descrivendo monumenti antichi e paesi allora ancora sconosciuti. Fece anche degli scavi archeologici attorno ad una piramide ed inviò il materiale in Germania. Questi reperti costituirono la base su cui si fondò il Museo Egizio di Berlino. Lo studio della mummificazione della civiltà egizia, portò Segato a scoprire una tecnica di mineralizzazione dei tessuti umani assolutamente unica. Applicò queste sue scoperte a parti di anatomia umana, permettendo la conservazione del colore e dell’elasticità del tessuto. Fu per questo soprannominato il “pietrificatore”. Tuttavia, la società del tempo cominciò a guardarlo con sospetto e fu accusato di magia. Distrusse così tutti i suoi appunti, portando nella tomba il segreto della pietrificazione dei corpi. Ancora oggi non si è giunti a capire completamente questo processo.
Nel 1836 fu colpito da polmonite e, la sera del 3 febbraio, morì in Firenze, che lo volle sepolto presso “l’Itale Glorie”: la tomba si trova nel chiostro della Chiesa di santa Croce. Quello che resta della sua opera e che non è andato distrutto in seguito all’alluvione del 1966 è conservato nel Museo del Dipartimento di Anatomia, Istologia e Medicina Legale dell’Università degli Studi di Firenze.
LA CERTOSA di VEDANA
Le notizie storiche riguardanti la Certosa di Vedana risalgono al secolo XII quando l’ospizio di san Marco a Vedana, comprendendo anche quello di san Gottardo, accoglieva i viandanti che transitavano lungo il Canale d’Agordo, via migliore per la laguna e il Tirolo. Tra alterne vicende la Certosa, affidata ai monaci di san Brunone, divenne modello di organizzazione sociale e centro di spiritualità. Passata di mano in mano, la proprietà entrò in possesso delle famiglie patrizie tra cui quella dei Segato che dette i natali all’insigne egittologo Girolamo Segato (1792-1836). Dal 1882 i certosini ne ripresero possesso distinguendosi nell’assistenza ai più bisognosi. Dal 1977 la Certosa è affidata alle monache dell’ordine di san Brunone.
Ricordati di prenotare per la gita del 12 ottobre al Rifugio Scarpa.