AGOSTO! Paese mio non ti conosco.

Da questo vecchio adagio che, nella sua versione originale, recita “agosto, moglie mia non ti conosco”, trapela una mia irrisolta curiosità. “Non ti conosco” è desiderio di evasione, di libertà oppure di estraniazione, di rientrare un po’ in se stessi? Che una volta all’anno si debba dare uno stacco alla quotidianità è assodato. Abbiamo inventato le ferie. Gli antichi Romani le chiamavano “ozi” ed erano un momento di dolce far niente dedicato ad immagazzinare energie fisiche ed idee. La civiltà dei consumi ne ha fatto un’istituzione tanto che le ferie sono divenute un diritto irrinunciabile. Ferie quindi anche per chi delle divagazioni sul proprio paese ha fatto il motivo conduttore di questa rubrica su Marca Aperta. Per una volta tanto quindi non accennerò ai tormentoni di Crocetta del Montello ma proverò a parlarvi della mia evasione estiva. Agosto! Paese mio non ti conosco. Consentitemi un piccolo nesso tra “moglie” e “paese”. Gli affetti più cari dell’uomo (non voglio monopolizzare il punto di vista al maschile, ma il proverbio lo richiede) sono la donna amata e la propria terra. Distaccarsi da questi elementi diviene il momento per ripensare e verificare se tali affetti siano effettivamente sinceri. Quasi sempre la riprova avviene. Ebbene vi racconterò delle mie ferie. Voi certo conoscerete il Camino di Santiago de Compostela, celebre pellegrinaggio della cristianità alla tomba dell’apostolo Giacomo, nella cripta della Cattedrale di Santiago, città della Galizia spagnola. Estraniarsi dalla vita quotidiana, isolarsi quindi dal mondo trova nel monachesimo la forma più sublime, ma già nel IV secolo cominciano i viaggi per rendere omaggio alle tombe dei santi e dei martiri. Nascono così i pellegrinaggi. Il fenomeno, non esclusivo della religione cristiana, trova pure ai giorni nostri un rinnovato interesse e non c’è da stupirsi se questi eventi sono fonte di un nuovo business del tempo libero. Sono arrivato a Santiago de Compostela una sera di venerdì dopo tre ore di volo. A Santiago, rispettando l’antica tradizione, si dovrebbe arrivare con mezzi diversi dall’aereo, a piedi, partendo da una località dei Pirenei! Pur riconoscendo che ottocento chilometri percorsi con le proprie forze sarebbero il toccasana per tutte le malattie metaboliche del nostro tempo rinunciai all’impresa. Quando seppi però che un amico aveva preso sul serio l’idea, il desiderio di farmi trovare a Santiago al suo arrivo fu grande. Nel velivolo accanto a me sedeva una giovane donna. Il volto le era quasi coperto da un paio di occhialoni da sole. Scambiammo un distratto saluto e poi cercammo entrambi di metterci a proprio agio, sonnecchiando per tutta la durata del volo. Al momento dell’atterraggio fui quasi risvegliato da un lungo applauso. Già la conoscete la consuetudine, quasi esclusivamente italiana, di applaudire il pilota a fine corsa. (Desiderio istintivo di liberare la tensione accumulata durante il volo). All’istante la mia vicina esclamò: “italiani e spagnoli (era la totalità dei componenti il viaggio pur su aereo irlandese) si assomigliano, sono ugualmente rumorosi, parlano da un lato all’altro della strada o da una finestra all’altra di un condominio”. Ebbi così l’ardire di chiederle lo scopo del suo giungere a Santiago. “Vengo a trovare un amico, forse più di un amico, diciamo fidanzato” rispose lei. Intuii dal tono della sua voce che era felice di parlarne. Di rimando la mia risposta “Io devo incontrare un amico alla fine del suo Camino”. Scambiammo ancora alcune battute ci lasciammo augurandoci reciprocamente un buon soggiorno. Ripensai per un istante al proverbio “agosto, moglie mia non ti conosco”. Era forse il caso che cominciassi a pormi qualche altra domanda. Perché un affermato industriale si pone sulla strada di Santiago e se ne sta al di fuori del mondo “civile” per oltre un mese? Con la diffidenza nei confronti di chi manifesta buone intenzioni in una società dove il marketing la fa da padrone, ci verrebbe da pensare che costui sia andato a sperimentare un nuovo paio di calzature o delle pillole che ti inducono energia oltre misura. Potremo addirittura immaginare che il suo viaggio sia la sperimentazione di un’involuzione economica consistente nella rinuncia a tutto quello che il mercato ci ha inutilmente propinato, riconducendoci ad uno stile di vita morigerata. Nasce anche in questo caso il sospetto che il trucco ci sia. Nel pieno della crisi economica la gente va rieducata alla responsabilità della spesa attraverso un percorso assistito. Trenta giorni di Camino potrebbero servire ad affinare le tecniche. Vi sorprenderete quando vi dirò: nulla di tutto ciò! Devo credere. Ci incontrammo a Monte do Gozo, in una mattina grigia. I nostri sguardi furono più eloquenti di qualsiasi parola. Poi, decisamente, verso la mèta. Le sue gambe si erano mangiate ottocento chilometri e il suo passo era sicuro. Io, nonostante le mie fiammanti scarpe da trekking leggero, faticavo un po’. Mi aveva preammonito un parigino incontrato all’alba. “Con quelle scarpe tu non faresti cento chilometri; te lo dico perché sono uguali a quelle che tengo nello zaino mentre mi trovo perfettamente a mio agio con i sandali che indosso ora”. Trenta giorni di Camino ti insegnano a considerare l’essenziale, ti riaprono gli occhi su di una natura che ha stimolato le tue curiosità infantili, ti mettono a contatto con sole, acqua e aria come non riusciresti ad assaporare nella migliore beauty farm del globo. E poi la bellezza del Camino sta anche nella liberatoria da qualsiasi problematica quotidiana. Pensi solo per te stesso. Non nel senso egoistico. Come distaccato dal mondo. Eppure in pieno nel mondo. Con naturalezza. Per la prima volta conosciuta. Alla sera hai le gambe che venderesti. Non so se sia vero ma sul Camino c’è qualcuno che segretamente ti aiuta ad andare avanti. Sai che bello una giornata senza parlare con nessuno se non col vento? Alla fine sei diventato più ricco perché ti sei sbarazzato di tutte le cose inutili. Quelle di cui necessiti le hai già tutte. Intanto il sole si fa largo attraverso le nuvole, ed anche noi arriviamo alla cattedrale di Santiago de Compostela tra i pellegrini. Il mio sguardo si posa su di una nicchia della facciata. San Giacomo, mantello, bastone, cappello e conchiglia è lì a ricordarci che non dobbiamo temere se altre nuvole renderanno più difficile il Camino della vita. Ricordai allora un dipinto dell’oratorio di San Pellegrino a Ciano del Montello. Tra una varietà di Santi c’è il Santo Pellegrino, viene dal Nord, forse dall’Irlanda, è figlio di re ma, deposta la corona, veste il mantello marrone, si aiuta col bastone e porta con sé la zucca e la conchiglia, i simboli del Camino de Santiago. Le cronache narrano che già nel 1603 a Ciano del Montello, nel mese di agosto c’era la sagra di San Pellegrino. Si celebrava allo scoperto in mezzo allo sparo di mortaretti con canti e balli e con … eccessivo spreco di denari. In quel preciso istante brillano i fuochi d’artificio sulla piazza della cattedrale a Santiago. E’ festa, è agosto, paese mio ti ri-conosco!

 

Tiziano Biasi - agosto 2009