





























Arrivati col pullman a Bolca inizierà la parte “culturale” della nostra gita con la scoperta, per
chi non lo conoscesse già, del famosissimo “Museo dei fossili” per i quali Bolca va giustamente
orgogliosa. (Tempo per la visita circa ore 1,30).
Dopo aver arricchito il nostro spirito daremo il giusto riconoscimento al nostro fisico, iniziando, direttamente dal
Museo (m 803), la parte escursionistica del nostro programma odierno. Usciamo dal museo per prendere il sentiero n.
252, che, con tratti asfaltati e altri su stradine bianche, qualche breve saliscendi, ma sostanzialmente in piano, ci farà,
prima, passare per la borgata Roncari (m 832), per poi farci raggiungere la quota massima della nostra escursione (q.
958 m). Da qui procediamo verso sud per portarci alla borgata di S. Bortolo delle Montagne (m 918). Da S. Bortolo
scendiamo, dapprima per strada, poi per sentiero (unico tratto un po’ ripido della giornata), alla località La Rama (m
789), dove ci accoglierà una bella cascatella . Risaliamo ora alla strada asfaltata fino a raggiungere q. 853 m nei
pressi della località “il Finco”. Seguiamo strada per circa 1 km, aggirando il m. Spilecco, che lasciamo alla nostra
sinistra ed, in breve, ritorniamo a Bolca ed al nostro pullman.
Qualche nota sui fossili, tratta dal sito del Museo
I fossili di Bolca sono conosciuti da lungo tempo anche se non è noto quando sia stato scoperto il giacimento fossilifero. Le prime
notizie certe risalgono ad un documento del 1550 in cui il medico senese Andrea Mattioli ebbe a scrivere “…ricordomi oltre a cio
essermi stato mostrato dal Signor Don Diego Urtado di Mendozza oratore Cesareo a quel tempo in Vinegia, alcune lastre di pietra
state portate del Veronese, in cui (sfendendosi per mezo) si trovavano scolpite diverse spetie di pesci con ogni lor particola
conversa in sasso …” ; trattandosi di reperti presenti in una raccolta privata si può ritenere che già da tempo i pesci pietrificati di
Bolca fossero noti fra gli appassionati anche al di fuori della Val d’Alpone.
Inoltre, risale al 1571 l’importante raccolta del farmacista Francesco Calzolari di Verona che nel suo museo (il primo museo
naturalistico conosciuto al mondo) esponeva, tra i vari materiali naturalistici, anche alcuni pesci di Bolca. Uno degli esemplari,
caratteristico per il taglio ovale, è tuttora conservato nel Museo Civico di Storia Naturale di Verona.
I fossili, seppure noti fino dall’antichità classica, acquistano il loro moderno significato solo nel XVII secolo quando, riconosciuta la
loro origine organica, vengono identificati come resti di organismi vissuti nel passato.
Alla fine del 1700 il marchese Scipione Maffei, Jean Francois Seguier suo segretario e l’arciprete di Grezzana (VR), Gian Giacomo
Spada mostrarono un interesse per i fossili di Bolca talmente grande da risultare decisivo per lo sviluppo della conoscenza del
giacimento.
Nel stesso periodo il conte Giovanbattista Gazola raccoglieva una stupenda collezione di fossili che Serafino Volta illustrò
nell’eccellente monografia intitolata “Ittiolitologia Veronese”, iniziata nel 1789 e considerata il primo importante lavoro sui pesci
fossili pubblicato al mondo.
La notorietà dei fossili di Bolca si diffuse ben presto anche all’estero tanto che Napoleone Bonaparte requisì la collezione Gazola,
ricca di oltre 1200 ittioliti (pesci di pietra) per trasferirla a Parigi.
Ed è proprio in questo periodo che la famiglia Cerato, immigrata dall’Altopiano dei Sette Comuni, prese in affitto la “Cava Maffei” o
“lastrara”, la futura Pessàra, dal marchese Antonio Maffei per estrarne i fossili. Più precisamente, nel 1843 la famiglia Gazola
incaricò degli scavi Giuseppe Cerato.
Da questo momento e per ben cinque generazioni la famiglia Cerato si tramanda l’abilità straordinaria nell’estrazione dei fossili
che, con tempo, si è fatta vera arte.
A partire dagli anni 2000 , dopo una lunga sosta, il Museo Civico di Storia Naturale di Verona con la collaborazione scientifica di
alcuni paleontologi dell’Università degli Studi di Padova e di Modena e Reggio Emilia, ha ripreso gli scavi in Pesciara e sul Monte
Postale.
La Pesciara : è conosciuta forse da più di 500 anni, ma è stata sfruttata per la ricerca dei fossili solo dalla metà del XVIII sec. In
quel tempo era di proprietà dei conti Gazola e Maffei di Verona e già da allora aveva suscitato l’ interesse di studiosi e naturalisti,
anche stranieri. Verso la metà del sec. XIX viene acquistata dai Cerato che prima vi avevano lavorato, per oltre tre generazioni,
come cavatori di pietre. Prevenivano dall’Altipiano dei sette Comuni dove erano esperti nel lavoro di scavo in galleria.
Il giacimento è costituito da un blocco isolato di strati calcarei alto 19 metri e lungo circa 100, totalmente immerso nelle vulcaniti
che hanno alterato il colore originario della pietra. La roccia è regolarmente stratificata, ma i fossili sono presenti solo in livelli ben
delimitati, in alternanza con altri sterili. Gli strati sono divisi in lamine finissime, anche 500 su 12 cm di spessore e il blocco, battuto
col martello, si apre regolarmente lungo la linea della lamina. Il colore grigio azzurro e marroncino della pietra, dovuto alla
presenza di rocce magmatiche in cui il blocco è immerso, contraddistingue in modo inequivocabile i reperti che provengono dalla
Pesciara. Svariate sono state le teorie sulla morte dei pesci, in passato si credeva che la causa fosse da attribuire alle esalazioni
gassose dei vulcani subacquei, ora si pensa di più ad un avvelenamento dell’acqua a causa di un eccessivo sviluppo di alghe che
avrebbero sottratto l’ossigeno ai pesci. Questo fenomeno avviene spesso anche nei nostri mari.
Gli strati a pesci sono cinque, intervallati ad altri, compatti, senza laminazione e di conseguenza non presi in considerazione nella
ricerca.
Il primo di questi, poiché affiorava in superficie, è stato asportato già nel secolo XVIII. In seguito, per raggiungere quelli sottostanti,
è stato necessario scavare delle gallerie. La roccia è compatta e, grazie a particolari condizioni che si sono verificate, i reperti
hanno mantenuto la straordinaria bellezza originale. I lavori di ricerca e scavo sono durati fino all’ ultimo decennio del secolo
scorso ed hanno potuto riprendere solo recentemente.
Visita il nostro sito: www.gsamontello.it
Ricordati di prenotare per la biciclettata del 24 maggio e per la gita del 31 maggio a Panarotta .